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Procedure salvavita, Nord più veloce nell’emergenza

Indagine Agenas sulle tempistiche e rapidità di intervento. Sos pronto soccorso in Campania

In Italia, la rapidità nell’intervento delle Reti tempo-dipendenti può fare la differenza tra la vita e la morte, soprattutto in caso di patologie come infarto e ictus. Tuttavia, secondo la terza indagine nazionale sullo stato di attuazione delle reti tempo-dipendenti dell’Agenas, esistono grosse disparità tra le diverse regioni.

Il Nord si conferma la zona con più rapidi pit stop, e con migliori indicatori di tempestività nella risposta alle chiamate di emergenza. La Campania, ad esempio, risulta ultima per le tempistiche in pronto soccorso, un problema diffuso peraltro un po’ ovunque per i lunghi tempi di attesa in astanteria, esitazioni che spesso portano al fenomeno dell’abbandono.

Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento programmazione del ministero, ha sottolineato che una delle cause di queste differenze potrebbe dipendere dall’attuale formulazione del piano sanitario nazionale, che impedisce una programmazione adeguata e l’implementazione delle Reti tempo-dipendenti.

Antonio Fortino, direttore dipartimento Area Sanitaria dell’Agenas, ha ribadito da parte sua che dietro ai dati e alle statistiche ci sono persone e pazienti che necessitano di cure tempestive. Ha sottolineato l’importanza di continuare il lavoro per migliorare le performance delle Reti tempo-dipendenti, sottolineando una forte spinta etica a favore della salute dei cittadini.

L’indagine condotta dall’Agenas mette in luce le complessità che il sistema sanitario italiano deve affrontare nel campo delle reti tempo-dipendenti. È necessario agire ora per garantire un futuro migliore e più sicuro per tutti i cittadini. I rilevamenti condotti nel 2023 e basati sui risultati del monitoraggio dell’anno precedente, sono stati ricavati da un questionario compilato dalle regioni per  valutare diversi indicatori. Scorrendo i dati delle quattro reti analizzate (cardiologica, ictus, trauma ed emergenza urgenza) si possono notare importanti differenze nella gestione dei pazienti e nei risultati ottenuti.

Ad esempio, emerge che la proporzione di casi di infarto del miocardio trattati con angioplastica entro 90 minuti dal ricovero varia notevolmente da regione a regione, così come la mortalità a 30 giorni dopo un intervento di emergenza cardiologica. Anche il totale dei ricoveri e il tempo di permanenza in pronto soccorso varia, così come la percentuale di abbandono di tali reparti.

In particolare, l’indagine sottolinea come la Rete Cardiologica soffre nelle zone più interne e meno servite, con performance migliori nei territori del Lazio, della Liguria e delle Marche. Tuttavia, sono stati registrati risultati positivi anche in altre cinque regioni, tra cui l’Emilia Romagna, il Piemonte, la Puglia, la Toscana e il Veneto. Al contrario, le performance peggiori sono state riscontrate in Abruzzo e Calabria, seguite dalla Valle d’Aosta e dal Molise.

Degna di nota è la Provincia autonoma di Trento, che si è distinta per la sua eccellenza nella gestione dei casi di infarto trattati con angioplastica coronarica entro 90 minuti dal ricovero, secondo gli standard stabiliti dal decreto ministeriale 70/2015. In Trentino-Alto Adige, infatti, il tasso di procedure in emodinamica eseguite nei termini prescritti raggiunge il 62,35%, mentre le percentuali più basse si registrano in Basilicata, Liguria e Sicilia. Per quanto riguarda la rete ictus, le prestazioni più tempestive sono state descritte in Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche e Campania, mentre le peggiori performance si riscontrano in Sardegna e Abruzzo. La più elevata mortalità a 30 giorni per ictus è stata registrata in Basilicata, mentre la minore si è registrata in Umbria, con un tasso del 7,63%.

Analizzando la rete di emergenza-urgenza (pronto soccorso), si evince che le regioni settentrionali come la Provincia autonoma di Bolzano, il Veneto e la Lombardia presentano risultati positivi per assistenza e presa in carico, mentre al Sud, in regioni come la Sardegna e soprattutto la Campania, si osservano criticità importanti. La Campania risulta essere l’ultima nella classifica delle performance.

Relativamente alla percentuale dei ricoveri da pronto soccorso, ben 13 regioni superano la media nazionale del 12,79%, con la Puglia che si attesta al 18%. Per quanto riguarda i tempi di attesa, la Valle d’Aosta si distingue per essere la più virtuosa, con un tempo mediano tra l’arrivo e il ricovero dei pazienti di 88,5 minuti, mentre il Lazio registra il peggiore tempo di attesa con 305 minuti. Infine, per quanto riguarda la percentuale di abbandono del pronto soccorso, le regioni con i tassi più alti di rinunce sono la Campania, la Sardegna e la Sicilia, rispetto a una media nazionale del 6,29%. Questi dati mettono in luce la necessità di una maggiore omogeneità e standardizzazione nell’attuazione delle reti tempo-dipendenti, al fine di garantire un servizio efficiente e di qualità su tutto il territorio nazionale. È evidente che la situazione attuale necessita di un’attenta analisi e di interventi mirati da parte delle istituzioni e delle autorità competenti. Solo attraverso un impegno congiunto sarà possibile migliorare l’efficacia e l’efficienza delle reti tempo-dipendenti, garantendo ai pazienti la migliore assistenza possibile in caso di emergenza.

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