Protonterapia e oncologia del futuro, i temi della Mediterranea School di Bari di Motore Sanità. Il Direttore Scientifico dello IEO – Istituto Europeo di Oncologia rilancia il ruolo della ricerca italiana: “Il nucleare per la salute può rivoluzionare la qualità di vita dei pazienti”
La medicina oncologica guarda sempre più verso trattamenti personalizzati, tecnologie avanzate e accesso equo alle cure. È questo il messaggio lanciato da Roberto Orecchia durante la Mediterranea School di Bari, l’evento organizzato da Motore Sanità che dal 15 al 17 aprile ha riunito a Bari istituzioni, clinici ed esperti per discutere il futuro del Servizio sanitario nazionale nel Mezzogiorno.
Nel corso del confronto dedicato ai modelli organizzativi per la tutela della salute e la gestione della cronicità, Orecchia ha acceso i riflettori su una delle frontiere più innovative della lotta contro il cancro: la protonterapia.

“L’oncologia moderna prevede la personalizzazione dei trattamenti e ciascun paziente dovrebbe avere un proprio protocollo terapeutico”, ha spiegato il direttore scientifico dello IEO – Istituto Europeo di Oncologia, sottolineando come sia fondamentale produrre nuove evidenze cliniche per supportare l’evoluzione delle cure.
In questo scenario cresce l’interesse verso l’utilizzo delle particelle nucleari, in particolare dei protoni, nell’ambito della radioterapia oncologica. Secondo Orecchia, questa tecnologia permette di colpire il tumore risparmiando maggiormente i tessuti sani, riducendo così gli effetti collaterali e il rischio di tumori secondari dovuti alle radiazioni.
Un vantaggio particolarmente rilevante nella popolazione pediatrica, dove la minimizzazione dei danni a lungo termine rappresenta un obiettivo cruciale. “Alcuni risultati emersi consentono di dire che c’è anche un miglioramento della sopravvivenza e sicuramente della qualità di vita dei pazienti”, ha evidenziato.
Tuttavia, affinché questa innovazione possa diventare realmente accessibile, è necessario un forte investimento industriale e sanitario. Orecchia ha ricordato che i centri di protonterapia nel mondo sono oggi oltre 150, ma ancora insufficienti rispetto alla crescente domanda.

Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione, con strutture già operative soprattutto in Lombardia e Trentino e nuovi progetti in sviluppo, tra cui Napoli e Roma. L’obiettivo è rispondere ai bisogni di circa 7 mila pazienti che ogni anno potrebbero beneficiare di trattamenti con protoni.
“La vera sfida è garantire facilità ed equità di accesso”, ha ribadito Orecchia, indicando la necessità di sviluppare acceleratori di particelle più innovativi, meno costosi, più rapidi da installare e con minori complessità legate alla radioprotezione.
Nel suo intervento, il direttore scientifico dello IEO – Istituto Europeo di Oncologia ha poi voluto valorizzare il contributo del Sud Italia alla ricerca scientifica internazionale, citando l’esperienza sviluppata a Ruvo di Puglia, vicino Bari, come esempio concreto di eccellenza tecnologica e innovazione.
“È l’ennesima dimostrazione che la ricerca italiana nell’ambito del nucleare buono, il nucleare per la salute, è assolutamente all’avanguardia ed è in grado di portare innovazioni a livello globale”, ha affermato.
Secondo Orecchia, proprio la riduzione dei costi e la maggiore disponibilità di tecnologie innovative potrebbero accelerare la diffusione della protonterapia nei prossimi anni, con benefici non solo per i pazienti italiani ma per la salute pubblica a livello mondiale.
La Mediterranea School di Bari si conferma così un laboratorio di idee e strategie per ripensare il futuro della sanità italiana, mettendo al centro innovazione, ricerca e accessibilità delle cure.
Roberto Orecchia, Direttore Scientifico presso IEO – Istituto Europeo di Oncologia, Milano




