Salute, arriva la riforma Schillaci per la medicina territoriale

Fimmg: mai discussa con noi.

Illustrato l’impianto alle Regioni. Ammodernare il Servizio Sanitario Nazionale, senza intaccarne i principi, ma puntando sempre di più sul rafforzamento della medicina territoriale e sul coinvolgimento, nelle Case di Comunità, dei medici di medicina generale.

È l’obiettivo del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, che oggi ha illustrato alle Regioni l’impianto della sua riforma con la volontà di “fare presto per dare agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, soprattutto ai più fragili”.

Si va verso un decreto-legge che sarà ora condiviso con le Regioni. “Non possiamo perdere un’occasione storica per l’Italia”, ha detto il Ministro nell’incontro odierno.

Il Ministro punta a fare della medicina territoriale una chiave per la “svolta” e la “profonda innovazione” del Servizio Sanitario Nazionale.

La replica della Fimmg, il principale sindacato di categoria, all’annuncio di Schillaci, non si è fatta attendere.
Un provvedimento mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti”. Questa la dura reazione della FIMMG — Federazione Italiana Medici di Medicina Generale — allo schema di decreto-legge in circolazione sul riordino dell’assistenza primaria territoriale.
Al centro della contestazione, il cosiddetto “doppio canale” che prevede la dipendenza pubblica selettiva per i medici di medicina generale destinati alle Case della Comunità Hub.
“Questo decreto non è mai stato presentato alle organizzazioni sindacali di categoria” — dichiara la FIMMG — “ed è inaccettabile che una riforma di questa portata, che tocca il rapporto di cura di milioni di cittadini, venga elaborata nell’oscurità del mancato confronto istituzionale”.
Due le contraddizioni tecniche denunciate come insanabili.
La prima riguarda la generazione mediana: il decreto subordina l’accesso alla dipendenza alla specializzazione in medicina generale, ignorando che per decenni i due percorsi formativi erano incompatibili. Solo una sentenza della Corte Costituzionale ha rimosso tale incompatibilità. L’intera generazione di MMG attualmente in attività che non ha potuto conseguire la specialità si troverebbe così esclusa o penalizzata.
La seconda contraddizione — ancora più urgente — riguarda i medici giovani. In molte regioni del Nord, la medicina generale è oggi retta da medici ancora frequentanti il corso di formazione specifica o che lo hanno appena concluso. Questi professionisti, privi del titolo di specializzazione, si troverebbero di fronte a una scelta obbligata: restare in un sistema che non offre loro prospettive di carriera strutturata, oppure abbandonare la medicina generale già dalla prossima finestra di luglio per iscriversi a una scuola di specialità. Il risultato sarebbe un abbandono di massa della medicina territoriale proprio nelle aree già più fragili, con un ritorno ipotetico tra cinque anni in un contesto di ancor maggiore instabilità. Un segnale devastante per i laureati in medicina chiamati a scegliere il proprio percorso formativo.
“Chi governa questo decreto ha costruito una norma che incentiva i giovani medici ad andarsene adesso” — aggiunge la FIMMG — “e si chiede poi perché nessuno voglia fare il medico di famiglia”.
Sul versante assistenziale, la FIMMG denuncia il rischio concreto di un vuoto fiduciario non colmabile: spostare medici verso funzioni strutturate in un contesto di già grave carenza produrrà accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, disuguaglianze territoriali in peggioramento.
“Il cittadino perderà il suo medico di famiglia e troverà uno sportello sanitario anonimo. È il modello del supermercato della salute: inefficiente, impersonale, incapace di gestire la complessità dei malati cronici”.
La FIMMG chiede alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di intervenire direttamente per sospendere l’iter del decreto e aprire un confronto reale con la rappresentanza di categoria prima di qualsiasi ulteriore avanzamento del provvedimento.

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