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Terapie digitali, la grande rivoluzione in sanità

Quando il Covid-19 sarà gestito, per l’Italia il grosso problema tornerà ad essere la malattia cronica e la gestione della cronicità. Le terapie digitali o tecnologie sanitarie a finalità terapeutica sono esattamente una terapia per la medicina generale e per la gestione delle malattie croniche, ma purtroppo, l’Italia fatica a inserirle sul mercato.

Siamo un paese arretrato, non utilizziamo la tecnologia che altri Paesi utilizzano da sempre e qualcuno ha anche messo in relazione l’indice di letalità per Covid in Italia con la disponibilità di tecnologie digitali usate in altri paesi – spiega Giuseppe Recchia, Vice Presidente Fondazione Smith Kline di Verona -. Non c’è nessun motivo per cui non si trasformi tecnologicamente anche l’area della salute e la sanità”.

Basate sul principio attivo digitale, le terapie digitali possono davvero cambiare il modo di gestire diversi tipi di patologie e migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Queste terapie rispondono a certi requisiti: richiedono un paziente con indicazione terapeutiche precisa, modificano comportamenti disfunzionali (in molti casi sono la base di stili di vita errati, in altri casi di decisioni sbagliate (esempio nella terapia oncologica), sono sviluppate con sperimentazione clinica randomizzate e controllata di conferma, autorizzate da enti regolatori, rimborsabili da servizi sanitari, prescritti dal medico, la differenza con un farmaco, che condivide tutti i punti superiori, è che il principio attivo, quello che eroga l’intervento terapeutico che può essere anche negativo (evento avverso), è un software, un algoritmo.

Le terapie digitali non sono sviluppate perché esistono delle aree grigie: si tratta di una tecnologia nuova; entrano come prima opzione terapeutica a seconda della diagnosi: in certi casi sono l’unica opzione terapeutica (insonnia cronica, autismo), in altri condividono l’indicazione con il farmaco, in questi casi è possibile che il farmaco rappresenti la prima prescrizione; la terapia digitale deve essere di prescrizione medica; il maggior vantaggio per il paziente è quando la terapia digitale viene associata o combinata con il farmaco; non tutti pensano che ci debba essere una sperimentazione clinica confirmatoria; senza rimborso non c’è sviluppo di questa terapia e il modello decentralizzato di sperimentazione clinica, in cui il paziente sta a casa propria e si rapporta con il centro in modo digitale, è quello necessario. Per comprendere l’efficacia di queste terapie, Oleena è l’applicazione impiegata fuori dai confini italiani che può meglio spiegarla. E’ una app di gestione dei sintomi associati a neoplasia, sintomi che possono essere o un effetto indesiderato della chemioterapia oppure la ripresa della malattia. Indipendentemente dalla loro natura, questi sintomi spesso portano il paziente, in assenza di un rapporto diretto con il centro curante in ospedale, a prendere decisioni sbagliate sulla terapia, fino a sospenderla. Oleena è stata approvata lo scorso anno e questo è lo studio clinico che l’ha supportata, pubblicato su Jama nello scorso gennaio 2019. E’ stata studiata la sopravvivenza a due anni mettendo a confronto monitoraggio dei sintomi basato sul web e sorveglianza di routine dopo il trattamento del cancro del polmone: Il monitoraggio dei sintomi settimanali sul web dopo il trattamento per il cancro del polmone è stato associato a una maggiore sopravvivenza rispetto alla sorveglianza standard per immagini. Un potenziale meccanismo d’azione è che i sintomi che suggeriscono eventi avversi o recidive sono stati rilevati prima.

Lo sviluppo delle terapie digitali è esponenziale e dovremo attendercene moltissime.

Le indicazioni sono  depressione, insonnia, dipendenze, sintomi associati a neoplasie, adhd del bambino, fumo, sviluppo di ipertensione, disturbo dello spettro autistico, schizofrenia, obesità e molte altre” prosegue Giuseppe Recchia. Quando arriveranno in Italia? “Il 13 gennaio 2021 verrà pubblicato il numero monografico “Terapie digitali Opportunità per l’Italia”, 203 pagine realizzate da 40 esperti italiani che hanno analizzato tutte le barriere che si oppongono all’ingresso di questa terapia in Italia. Da questa data, il programma prevede, tra gli step l’avvio di corsi di formazione di pazienti esperti e operatori sanitari, la discussione con il Ministero della Salute sulle modalità di accesso e rimborso delle terapie digitali in Italia, lo sviluppo della prima terapia digitale di ricerca italiana per il trattamento dell’obesità e nel 2022 la seconda per il trattamento dell’insonnia, poi l’atto normativo del Parlamento italiano sulle terapie digitali in Italia, la definizione della modalità di accesso e di rimborso da parte del Ministero della Salute e, a fine 2022, il completamento del processo di ingresso di questa nuova modalità di terapia medica, propria del medico di famiglia in quanto permette di avere dei risultati che oggi non si possono sempre avere con la sola terapia farmacologica e che con la terapia farmacologica trova la sua integrazione ottimale”.

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