Vescica, prevenzione e diagnosi del tumore uroteliale. Porte aperte in tre ospedali torinesi


Specialisti delle Molinette, del San Giovanni Bosco e del San Luigi Gonzaga si prodigano per informare su campanelli d’allarme, percorsi multidisciplinari e innovazioni chirurgiche nel carcinoma vescicale. L’iniziativa (“Fermati al Rosso Open Day”) è promossa da PaLiNUro con Astellas

Il tumore della vescica è una delle neoplasie urologiche più diffuse e, al tempo stesso, una delle meno conosciute. La sua incidenza cresce con l’età, colpisce in prevalenza gli uomini e presenta un segnale d’allarme chiaro ma spesso ignorato: la presenza di sangue nelle urine. In un contesto in cui la diagnosi precoce può cambiare radicalmente la prognosi, la diffusione di informazioni corrette e l’accesso tempestivo ai percorsi diagnostici sono decisivi. Per questo, iniziative di sensibilizzazione che coinvolgono ospedali, specialisti e associazioni pazienti stanno assumendo un ruolo sempre più strategico, contribuendo a costruire una cultura della prevenzione e della presa in carico multidisciplinare.

Prevenzione, campanelli d’allarme, diagnosi precoce, presa in carico multidisciplinare e tecnologie innovative: sono stati questi i temi al centro delle tre giornate dedicate al tumore della vescica organizzate recentemente da tre importanti strutture sanitarie torinesi – A.O.U. Città della Salute e della Scienza di Torino Ospedale Molinette, ASL “Città di Torino” Ospedale San Giovanni Bosco e Azienda Ospedaliera Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano. Le strutture hanno aperto le porte ai cittadini nell’ambito della seconda edizione di “Fermati al Rosso Open Day”, iniziativa promossa da PaLiNUro – Pazienti Liberi dalle Neoplasie UROteliali, con il contributo non condizionante di Astellas. Una decina di specialisti – urologi, oncologi, chirurghi e radioterapisti – si sono prodigati in termini divulgativi pronti a rispondere a domande del pubblico, chiarire dubbi e offrire indicazioni utili sulla prevenzione e sulla gestione della malattia. Al centro degli incontri, un messaggio semplice ma fondamentale: il sangue nelle urine è il principale segnale d’allarme e non deve mai essere ignorato.

“Le tracce di sangue nelle urine rappresentano il primo importantissimo segnale di una possibile neoplasia vescicale, un segno che deve essere valutato per chiarire l’origine”, ha dichiarato Edoardo Fiorini, Presidente di PaLiNUro. “L’obiettivo di questa seconda edizione di ‘Fermati al Rosso Open Day’ è stato far arrivare questo messaggio ai torinesi, perché la diagnosi precoce può salvare una vita. Siamo soddisfatti dell’accoglienza riservata all’iniziativa e ringraziamo gli ospedali e tutti gli specialisti che hanno contribuito a diffondere informazione e conoscenza”. In Piemonte si registrano ogni anno circa duemila nuovi casi di tumore della vescica, con una prevalenza stimata di circa venticinquemila persone che convivono con la malattia. Gli uomini fumatori risultano i più colpiti e recenti report indicano un’incidenza superiore del quindici per cento rispetto alla media nazionale. In questo scenario, la presa in carico multidisciplinare rappresenta un elemento decisivo per garantire percorsi diagnostico‑terapeutici appropriati e personalizzati.

“La Rete Oncologica del Piemonte gioca un ruolo fondamentale nella gestione integrata del tumore alla vescica”, ha spiegato Paolo Gontero, Professore Ordinario di Urologia dell’Università di Torino e Direttore della Clinica Urologica delle Molinette. “La gestione multidisciplinare è determinante per i tumori uroteliali muscolo‑invasivi, specie se metastatici, e per quelli non invasivi di alto grado. L’Urologia delle Molinette è un Centro ad alto volume per la malattia muscolo‑invasiva e realizza il maggior numero di interventi di asportazione della vescica a livello regionale, una procedura complessa che richiede un percorso post‑operatorio altamente specializzato”.

La chirurgia resta la terapia di prima linea, ma le tecniche sono in continua evoluzione. Il primo tempo del trattamento è spesso endoscopico, diagnostico e terapeutico allo stesso tempo. Nei casi più complessi interviene il Gruppo Interdivisionale delle Cure, composto da urologo, oncologo, radioterapista e infermiere, che valuta congiuntamente la strategia migliore. “Per i pazienti con malattia superficiale il passaggio dal GIC non è necessario”, ha sottolineato Franco Bardari, Direttore della Struttura Complessa di Urologia dell’Ospedale San Giovanni Bosco. “Il GIC diventa centrale quando la malattia avanza o richiede un intervento ablativo. In questi casi, la presenza contemporanea dei diversi specialisti permette di definire insieme la strategia migliore: chirurgia, trattamenti farmacologici perioperatori o approcci bladder sparing. Nessuno può decidere da solo: è l’esperienza condivisa del team a fare la differenza”.

L’evoluzione della tecnologia sta ampliando le possibilità terapeutiche. “Oggi disponiamo di tecniche endoscopiche avanzate che permettono trattamenti conservativi”, ha spiegato Cristian Fiori, Professore Ordinario di Urologia dell’Università di Torino e Direttore della SCD di Urologia del San Luigi Gonzaga. “Quando è inevitabile l’ablazione della vescica, la chirurgia robotica consente di minimizzare l’impatto della procedura e migliorare l’outcome post‑operatorio. Abbiamo inoltre molte linee di terapia farmacologica che fino a pochi anni fa erano impensabili. In casi selezionati, il trattamento trimodale – rimozione endoscopica, chemioterapia e radioterapia mirata – permette di conservare la vescica e migliorare la qualità di vita”.

In Italia convivono con una neoplasia della vescica oltre trecentomila persone e le nuove diagnosi superano le trentamila l’anno. Astellas, con la campagna “Fermati al Rosso”, rinnova il proprio impegno nella sensibilizzazione. “Oltre alla ricerca e allo sviluppo di nuove terapie, è importante supportare campagne di prevenzione e diagnosi precoce”, ha commentato Fulvio Berardo, Amministratore Delegato Astellas Italia. “Il sangue nelle urine può essere il primo segnale di un tumore della vescica e non deve essere ignorato. In caso si veda rosso nelle urine, è fondamentale rivolgersi subito al medico”.

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