Salute mentale: “In un mondo che cambia, trovare nuove risorse e cambiare modalità organizzative”

Tentativi di suicidio, autolesionismo, disturbi del comportamento alimentare e personalità borderline. Sono solo alcune delle manifestazioni psicopatologiche, degli ultimi tempi, inerenti la sfera della regolazione delle emozioni, aggravate dalla pandemia, legate alla problematicità dell’adolescenza e all’ingresso nella vita adulta e quindi lavorativa.

Anche il contemporaneo abuso di sostanze ha modificato il decorso di alcune patologie, come le psicosi schizofreniche, disturbo bipolare e depressione, favorendo comportamenti sempre più particolari, che aggiunti ai disturbi psichici irrisolti, generano esclusione sociale e fragilità esistenziali che riducono l’attesa di vita rispetto al resto della popolazione.

In questo contesto, le istituzioni devono provare a cercare di cambiare modalità organizzative e trovare nuove risorse. Con l’obiettivo di fare il punto a 6 mesi dal Giubileo della Salute Mentale, tenutosi lo scorso aprile a Roma, Motore Sanità ha organizzato l’Evento ‘La salute mentale al centro di una società sana’, realizzato grazie al contributo incondizionato di TEVA e OTSUKA-LUNDBECK

“Il crescente carico di disturbi mentali in Italia, in forte aumento dal 2020 e superiore a tutte le altre cause di malattia per anni vissuti con disabilità (GBD 2021, Lancet Public Health 2025), richiede servizi di salute mentale più solidi, accessibili e tempestivi. È fondamentale considerare i determinanti individuali e sociali della salute mentale per garantire un’assistenza equa. Questi includono vulnerabilità personali, come la gestione di pensieri, emozioni, comportamenti e relazioni, ma anche fattori sociali, culturali, economici, politici e ambientali, quali le politiche nazionali, la protezione sociale, le condizioni lavorative, gli standard di vita e il supporto comunitario. Studi epidemiologici solidi hanno dimostrato che le persone che vivono in condizioni socioeconomiche svantaggiate presentano tassi più alti di disturbi psichiatrici, ricorrono più spesso ai servizi sanitari, hanno un minore accesso alle cure e ottengono risultati peggiori.

Alla luce dell’andamento nel nostro Paese dei principali indicatori sociali (lavoro, casa e reddito), le disuguaglianze nella salute mentale sono destinate ad aumentare, soprattutto tra i giovani. Il terzo rapporto del Gruppo di Lavoro su Equità e Salute (ISS, in pubblicazione a novembre 2025) descrive l’evoluzione dei Servizi di Salute Mentale dal 2015 al 2023, evidenziando ampie differenze tra le regioni e le macro-aree. Il gradiente geografico nord-sud e le differenze nelle dotazioni e nelle prestazioni rivelano una distribuzione disomogenea delle risorse e, probabilmente, della qualità dell’assistenza. Per garantire l’equità, l’offerta e la qualità dei servizi devono essere uniformate sul territorio, con politiche sociali e sanitarie mirate nelle regioni con il PIL più basso e con maggiori ostacoli sociali all’accesso alle cure”, afferma Gemma Calamandrei, Direttrice Centro Riferimento Scienze Comportamentali e Salute Mentale ISS

“La sicurezza sul posto di lavoro è diventata un tema drammaticamente rilevante negli ultimi anni per tutti gli operatori sanitari, come vediamo quasi quotidianamente sui media. Per la salute mentale, il tema è divenuto prioritario, in quanto, secondo le rilevazioni statistiche, risulta essere tra le discipline mediche la più colpita. I dati di una recente indagine effettuata dalla SIP rilevano che il 49% del personale che lavora in Psichiatria ha subito una qualche forma di aggressione fisica negli ultimi due anni, mentre il 62% ha riportato aggressioni verbali negli ultimi tre mesi.

Lavorare in un ambiente sicuro è una delle precondizioni necessarie per poter erogare le cure. Diventa, quindi, sempre più fondamentale garantire sistemi organizzativi che consentano un’adeguata prevenzione e gestione delle emergenze comportamentali, in modo da garantire la sicurezza dei pazienti, del personale sanitario e della comunità, riducendo al minimo gli eventi avversi e promuovendo un ambiente terapeutico sicuro, requisito fondamentale per la qualità dei servizi e delle cure”, dichiara Emi Bondi, Presidente Società Italiana di Psichiatria

“Non tutto ciò che consideriamo normale fa bene alla salute mentale: serve consapevolezza per costruire vero benessere. A volte, i cosiddetti bias cognitivi, ci portano senza accorgercene a giustificare o persino a sostenere comportamenti che ci danneggiano. È nostro dovere come autorità sanitaria sul territorio promuovere la consapevolezza e l’informazione, dare alle persone strumenti per riconoscere questi automatismi e promuovere – al contrario – comportamenti che rafforzino il benessere psicologico delle persone e della comunità. La salute mentale rappresenta una priorità imprescindibile, prendersi cura del benessere psicologico delle persone significa rafforzare i legami sociali, promuovere la prevenzione e combattere lo stigma per garantire pari dignità a tutti. Come ASL Roma 1 siamo quotidianamente impegnati su questo fronte, con il potenziamento dei servizi, il sostegno delle famiglie, ma anche valorizzando i professionisti e promuovendo una cultura della salute che non separi mai il corpo dalla mente. È un tema questo che riguarda tutti noi, la nostra comunità e il futuro della collettività”, spiega Giuseppe Quintavalle, Direttore Generale ASL Roma 1

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