PMA: meno algoritmi, più personalizzazione grazie all’Intelligenza Artificiale

Come l’IA può rivoluzionare la Procreazione Medicalmente Assistita.

La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) sta vivendo una nuova fase di trasformazione grazie all’Intelligenza Artificiale (IA). Una recente review italiana pubblicata su Current Opinion in Obstetrics and Gynecology ha analizzato 264 studi condotti negli ultimi dieci anni, evidenziando come l’IA possa rendere i percorsi di PMA più personalizzati, rapidi ed efficienti, a patto che sia gestita da professionisti sanitari adeguatamente formati.

PMA e IA: il valore della personalizzazione

Secondo la Professoressa Laura Rienzi, Professore Associato all’Università di Urbino e Direttore Scientifico di IVIRMA Italia, “in uno scenario in cui l’infertilità riguarda una persona su sei nel mondo e in molti Paesi le cure restano inaccessibili per costi elevati, l’IA può supportare trattamenti più mirati, equi e sostenibili.” La review ha messo in luce come le applicazioni più promettenti dell’IA nella PMA siano quelle spesso meno visibili, ma clinicamente strategiche: predizione personalizzata degli esiti, counselling delle coppie e integrazione dei dati lungo l’intero percorso di trattamento. La selezione embrionale, sebbene più nota, non rappresenta necessariamente l’area di massimo impatto per i pazienti.

Supporto ai professionisti, non sostituzione

Danilo Cimadomo, primo autore della review e coordinatore scientifico di IVIRMA Italia, sottolinea: “Il vero valore dell’intelligenza artificiale non è sostituire il medico o il biologo, ma supportarlo. L’IA integra informazioni cliniche, biologiche e anamnestiche che, prese singolarmente, hanno un significato limitato, ma insieme possono migliorare le decisioni.” Grazie all’analisi rapida di grandi quantità di dati, l’IA permette di valutare ovociti e spermatozoi con precisione, identificare il trattamento più efficace per ciascuna coppia e ridurre l’incertezza lungo il percorso di PMA. Allo stesso tempo libera i medici dalle incombenze burocratiche, consentendo loro di concentrarsi sul paziente.

Algoritmi intelligenti sì, ma trasparenti e affidabili

Gli esperti avvertono: l’entusiasmo per l’IA deve essere accompagnato da evidenze solide. Applicare algoritmi complessi senza chiarezza può generare più confusione che benefici. “Non servono algoritmi sempre più complessi,” spiega Laura Rienzi, “ma modelli affidabili, comprensibili e in grado di produrre reali vantaggi per i pazienti.” In questo contesto, la formazione di professionisti qualificati è fondamentale. Il Master “Biologia e biotecnologie della riproduzione: dalla ricerca alla clinica” dell’Università di Pavia rappresenta un esempio di come ricerca, innovazione tecnologica e pratica clinica possano convergere per migliorare la PMA.

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