Fondazione Lilly pubblica i primi bandi del Progetto 30×30, il piano decennale che finanzierà 30 dottorati in 30 atenei per innovazione, sostenibilità ed equità
In un momento storico in cui i sistemi sanitari di tutto il mondo affrontano trasformazioni profonde, la formazione e la ricerca applicata diventano strumenti essenziali per guardare al futuro. L’Italia, con il Servizio Sanitario Nazionale di stampo universalistico, deve rinnovare competenze, modelli organizzativi e capacità di analisi. Le sfide sono molte: l’invecchiamento della popolazione, l’impatto delle tecnologie digitali, la sostenibilità economica, le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Per affrontarle servono professionisti capaci di muoversi tra discipline diverse, in grado di interpretare i cambiamenti e trasformarli in politiche concrete. È in questo scenario che si inserisce il Progetto 30×30 della Fondazione Lilly per l’Italia, presentato ufficialmente il 1° luglio 2025 al Chiostro del Bramante a Roma e ora entrato nella sua fase operativa con l’apertura dei primi bandi destinati alle università italiane. Si tratta di uno dei più significativi investimenti no-profit nel campo della formazione dottorale applicata alle politiche sanitarie: un programma decennale che finanzierà 30 dottorati di ricerca in 30 atenei distribuiti su tutto il territorio nazionale. Il progetto punta a sviluppare competenze strategiche in cinque aree considerate cruciali per l’evoluzione del sistema salute: innovazione digitale e trasformazione tecnologica; sostenibilità ed economia sanitaria; equità e riforme organizzative; prevenzione e salute pubblica; partnership e internazionalizzazione. Ogni dottorato sarà inoltre arricchito da collaborazioni con università estere selezionate anche grazie alla presenza globale di Lilly, con l’obiettivo di formare professionisti capaci di operare in contesti nazionali e internazionali.
I primi tre bandi attivati riflettono tre dimensioni decisive per il futuro del SSN: l’intelligenza artificiale applicata alla diagnostica e ai percorsi clinici, l’uso dei modelli predittivi per la programmazione sanitaria e l’equità di accesso alle cure. Temi che non riguardano solo la ricerca accademica, ma la vita quotidiana dei cittadini: diagnosi più rapide e accurate, servizi meglio organizzati, risorse allocate in modo più efficiente, percorsi di cura più giusti e inclusivi. Possono partecipare tutti gli atenei italiani, statali e non statali, con dottorati attivi. Il finanziamento coprirà tre anni di borsa di studio, erogata direttamente all’università vincitrice. Le candidature dovranno essere presentate entro il 31 marzo 2026 e saranno valutate dal Comitato Consultivo della Fondazione Lilly sulla base della qualità scientifica, dell’innovatività, della coerenza con il bando e della solidità del piano formativo.
«Siamo orgogliosi di avviare i primi bandi del Progetto 30×30, con il quale la Fondazione ha scelto di rafforzare il proprio impegno storico verso la ricerca scientifica», afferma Federico Villa, Direttore Generale della Fondazione Lilly per l’Italia. «Oggi più che mai, la sostenibilità, l’equità e la capacità di innovazione del Servizio Sanitario Nazionale dipendono dalla disponibilità di conoscenze avanzate e approcci multidisciplinari. Investire nei dottorati di ricerca significa contribuire alla formazione di una nuova generazione di ricercatori e professionisti in grado di interpretare la complessità della sanità contemporanea». Un concetto ribadito anche da Claudio Jommi, Presidente del Comitato Consultivo della Fondazione Lilly: «La trasformazione dei sistemi sanitari richiede una base solida di conoscenze, competenze multidisciplinari ed evidenze rigorose. Innovazioni come l’intelligenza artificiale, i nuovi modelli di sostenibilità e le strategie di accesso alle cure stanno ridefinendo profondamente i processi clinici, organizzativi ed economici della sanità. Sostenere dottorati di ricerca significa rafforzare la capacità del sistema di sviluppare analisi indipendenti e strumenti decisionali evidence-based».
Il Progetto 30×30 non è dunque solo un investimento nella formazione, ma un tassello di una visione più ampia: quella di un Servizio Sanitario Nazionale capace di evolvere, di innovare e di rispondere alle esigenze di una società che cambia. Un SSN che non si limita a curare, ma che impara, sperimenta, anticipa. E che, grazie a iniziative come questa, può contare su una nuova generazione di esperti pronti a guidarne la trasformazione.




