Un documento dell’Agenzia Italiana del Farmaco ridefinisce l’appropriatezza terapeutica. Occhi puntati su genetica, dati digitali e intelligenza artificiale. Proteggere i pazienti fragili in politerapia
La medicina sta vivendo un cambio di paradigma che segna il superamento definitivo del modello “taglia unica”. Per decenni, i protocolli terapeutici sono stati costruiti su medie statistiche e popolazioni standardizzate, partendo dal presupposto che un farmaco efficace per la maggioranza fosse la soluzione ottimale per tutti. Tuttavia, la clinica racconta una storia diversa: ogni individuo risponde ai principi attivi in modo unico, influenzato da un intreccio di genetica, metabolismo, stile di vita e coesistenza di più patologie. In un sistema sanitario che affronta l’impatto della longevità, la scommessa non è più semplicemente scoprire nuove molecole, ma garantire che ogni singola prescrizione sia calibrata con precisione millimetrica. Curare meglio non significa aumentare la quantità dei farmaci, ma affinare la qualità della prescrizione per evitare che la terapia si trasformi, paradossalmente, in un fattore di rischio.
Per guidare questa transizione, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato il Position Paper “Medicina di precisione e appropriatezza della prescrizione farmacologica”. Il documento è il risultato di un lavoro corale avviato nel novembre 2024 dal Tavolo tecnico sulla prescrittomica, una sinergia che ha visto confrontarsi esperti dell’Agenzia, società scientifiche, ordini professionali, università e associazioni dei pazienti. L’obiettivo è quello di individuare interventi prioritari per rendere le cure più sicure e, contemporaneamente, garantire la tenuta economica del Servizio Sanitario Nazionale. Il punto di partenza dell’analisi è un dato demografico che non lascia spazio a interpretazioni: l’Italia è un Paese che invecchia rapidamente, con quasi il 24% dei cittadini sopra i 65 anni. In questa fascia d’età, la politerapia è la norma piuttosto che l’eccezione. I dati riportati dall’Agenzia indicano che il 68% degli over 65 assume almeno cinque farmaci diversi, mentre quasi il 30% arriva a dieci o più. Questa saturazione terapeutica espone i pazienti a un pericolo costante di interazioni farmacologiche, reazioni avverse e inefficacia dei trattamenti, alimentando un circolo vizioso che compromette l’aderenza alla cura e dilata i costi.
In questa prospettiva, la prescrizione deve evolvere da atto a se stante verso una valutazione integrata del binomio paziente-malattia. AIFA introduce ufficialmente il concetto di prescrittomica, ovvero l’integrazione di dati clinici tradizionali con le informazioni “multi-omiche”, che includono genomica, proteomica e metabolomica. L’idea è quella di passare da una logica focalizzata sul singolo farmaco a una visione d’insieme dell’organismo, dove strumenti digitali e intelligenza artificiale aiutano il medico a prevedere come la terapia interagirà con il contesto biologico specifico del malato.
«Non possiamo più accettare che la politerapia diventi una fonte di rischio invece che di beneficio», ha dichiarato Robert Nisticò, Presidente AIFA, sottolineando come la medicina di precisione sia lo strumento fondamentale per rimettere la persona al centro del sistema. Secondo Nisticò, la tecnologia non ha l’obiettivo di sostituire il giudizio clinico, ma di potenziarlo: sistemi di supporto decisionale, algoritmi di IA e farmacogenomica sono leve strategiche per gestire la complessità dei pazienti cronici, a patto che siano correttamente validati e inseriti in percorsi formativi strutturati.
Le proposte operative spaziano dalla ricognizione farmacologica all’uso del Therapeutic Drug Monitoring per personalizzare i dosaggi in tempo reale. Il documento guarda anche all’importanza della Real-World Evidence, ovvero il monitoraggio dei farmaci nel contesto reale di utilizzo. In ultima analisi, come ribadito dal Presidente Nisticò, la medicina di precisione non deve essere considerata un lusso, ma un dovere e un investimento sulla sostenibilità: utilizzare meglio il denaro dei contribuenti prescrivendo in modo mirato è l’unica strada per trasformare l’innovazione in un beneficio concreto e universale.




