Nelle farmacie iniziative per promuovere l’informazione sui moderni trattamenti per emicrania e disabilità neurologica nei cefalalgici
La gestione del dolore cronico e della disabilità rappresenta una delle sfide più complesse per i moderni sistemi sanitari, specialmente quando la patologia in questione viene percepita erroneamente come un disturbo minore o passeggero. Le cefalee, pur essendo tra le condizioni neurologiche più diffuse al mondo, scontano ancora oggi un paradosso sociosanitario: a fronte di una prevalenza altissima, che condiziona la vita produttiva e relazionale di milioni di persone, l’attenzione istituzionale e la consapevolezza dei pazienti rimangono spesso superficiali. Questo divario tra l’impatto reale della malattia e la sua percezione clinica genera percorsi di cura frammentati, dove il ricorso improprio all’automedicazione finisce per mascherare i sintomi o, peggio, cronicizzare il disturbo. In un contesto in cui la prossimità dei servizi diventa il cardine della nuova assistenza territoriale, l’integrazione tra specialisti e presidi di salute di quartiere emerge come la strategia necessaria per intercettare precocemente il bisogno di salute e ridurre ritardi diagnostici che oggi superano i sette anni.
In questa cornice si inserisce la campagna nazionale “Il primo sollievo inizia in farmacia. I farmacisti al centro della prevenzione e gestione delle cefalee”, presentata presso il Centro Studi Americani. L’iniziativa, promossa con il supporto non condizionante di Angelini Pharma e il patrocinio di SIFAC e FENAGIFAR, punta a trasformare la farmacia di comunità in un nodo attivo per l’identificazione e l’orientamento dei pazienti affetti da cefalee primarie. I numeri analizzati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) confermano l’urgenza dell’intervento: circa il 50% degli adulti ha sofferto di mal di testa nell’ultimo anno, quota che sale al 75% nella fascia 18-65 anni. L’emicrania, che colpisce il 12% della popolazione generale, è la forma più insidiosa, eppure l’80% dei pazienti non riceve una diagnosi tempestiva. Circa la metà di chi soffre di questi attacchi si affida esclusivamente a farmaci da banco, spesso abusandone senza monitoraggio clinico, con conseguenze pesanti su assenteismo lavorativo e qualità della vita.
Il cuore del progetto è la creazione di un network tra farmacista, medico di medicina generale e centro cefalee. Un board scientifico interdisciplinare guidato da Fabrizio Vernieri, professore di neurologia all’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha lavorato alla stesura di un bademecum operativo. Questo documento mette a disposizione dei farmacisti un algoritmo decisionale basato su quattro nodi cruciali: storia pregressa, caratteristiche dell’episodio, presenza di “red flags” (segnali di allarme) e risposta ai trattamenti precedenti. Il Vademecum include inoltre criteri rigorosi per individuare i casi critici da inviare immediatamente allo specialista, come l’esordio improvviso del dolore dopo i 50 anni o la presenza di deficit neurologici. “Le cefalee rappresentano una delle condizioni neurologiche più diffuse e invalidanti”, ha dichiarato il Professor Fabrizio Vernieri, sottolineando come l’emicrania sia tra le principali cause di disabilità, specialmente tra le donne in età lavorativa. Vernieri ha evidenziato l’importanza di distinguere tra forme primarie e secondarie: “Solo una diagnosi precisa consente di impostare una terapia realmente efficace. Il farmacista svolge un ruolo strategico, potendo intercettare segnali di rischio o sospetti di cronicizzazione, indirizzando tempestivamente il paziente al medico”.
Dello stesso avviso la Professoressa Cristina Tassorelli, direttrice dell’Headache Science & Neurorehabilitation Centre dell’IRCCS Mondino di Pavia, che ha ribadito come il farmacista sia fondamentale per intercettare le forme che necessitano di attenzione medica, ottimizzando la gestione terapeutica. Il progetto entrerà nel vivo con una fase operativa che coinvolgerà 150 farmacie pilota su tutto il territorio nazionale. Questi presidi saranno formati per effettuare pre-screening dei cittadini, applicare l’algoritmo decisionale e raccogliere dati anonimizzati per valutare l’impatto reale dell’iniziativa sulla salute pubblica. Sul piano normativo e professionale, Paolo Levantino, segretario FENAGIFAR, ha osservato come il vademecum si inserisca nella direzione tracciata dal nuovo D. Lgs. 17/2026, che valorizza le competenze cliniche del farmacista. “Non è solo una guida operativa”, ha affermato Levantino, “ma un supporto per strutturare il dialogo con il paziente e promuovere un uso appropriato dei farmaci”. Anche Matteo Alberto Baio, ricercatore SIFAC, ha descritto la farmacia come il presidio più accessibile, dove la collaborazione con gli specialisti può garantire una presa in carico precoce e continuativa.
Infine, Pierangelo Geppetti, Professore emerito di Farmacologia clinica all’Università di Firenze, ha ricordato come le recenti scoperte sui meccanismi del dolore emicranico permettano oggi di spiegare ai pazienti come curarsi con più sicurezza. “L’educazione sanitaria deve essere circolare”, ha concluso Geppetti, evidenziando che l’esperienza del paziente sull’efficacia dei farmaci deve contribuire a personalizzare l’intervento terapeutico, trasformando il mal di testa da disturbo da gestire occasionalmente a patologia cronica curabile.




