Integratori e prodotti del benessere: qualità, evidenze e regole per un mercato che cambia

In occasione del simposio dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria, AFI, si è approfondito il ruolo degli integratori e complementi alimentari: espansione record, nuove esigenze di validazione scientifica e richieste di armonizzazione con la normativa europea

Il comparto alimentazione e benessere sta vivendo momenti di grande vitalità, prodotti che un tempo erano considerati complementari assumono un ruolo più rilevante in prevenzione. In questo contesto, gli integratori alimentari rappresentano un comparto in continua espansione, sospeso tra voglia di novità, aspettative dei consumatori e necessità di garantire standard elevati di sicurezza e qualità. La crescita del settore, osservata in tutta Europa, apre interrogativi sulla capacità dei sistemi regolatori e produttivi di accompagnare uno sviluppo così rapido con strumenti adeguati e scientificamente solidi.


La necessità di coniugare le tendenze del mercato con standard rigorosi di sicurezza, qualità e validazione scientifica è stata al centro della discussione nel corso del 65° Simposio dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria (AFI), al Palacongressi di Rimini. I riflettori si sono concentrati su un settore che continua a crescere e che si conferma strategico per la nostra salute. I numeri delineano un quadro eloquente: il mercato europeo degli integratori ha raggiunto nel 2023 un giro d’affari di 24 miliardi di euro, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. L’Italia si posiziona come leader assoluto, con un valore complessivo di circa 5,4 miliardi di euro, pari a oltre il 21% dell’intero mercato dell’Unione Europea, superando Germania e Francia. La spinta si riflette anche sul fatturato industriale della filiera nazionale, che ha superato i 3,5 miliardi di euro, raddoppiando i volumi nell’arco di un decennio.

Una crescita così marcata porta con sé responsabilità scientifiche e regolatorie. La normativa italiana è tra le più severe d’Europa e si fonda sul decreto legislativo 169/2004, che definisce gli integratori come prodotti alimentari destinati a favorire il benessere fisiologico, precludendo qualsiasi attribuzione di proprietà terapeutiche. Il sistema prevede un controllo preventivo alla commercializzazione: ogni azienda deve notificare l’etichetta al Ministero della Salute, che ne verifica la conformità prima dell’inserimento nel Registro ufficiale degli integratori alimentari.

Proprio il Ministero ha recentemente istituito un tavolo dedicato, con durata triennale, a cui partecipa anche Paola Minghetti, direttore del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Milano e vicepresidente dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria, AFI. Nel suo intervento, l’illustre docente ha evidenziato come “dal punto di vista della qualità e della transizione tecnologica, la filiera degli integratori alimentari è chiamata a confrontarsi con la necessità di mantenere standard ottimali per garantire la tutela della salute della collettività”. Le principali questioni riguardano la tracciabilità e la variabilità delle materie prime, la riproducibilità dei processi produttivi e il rafforzamento del supporto scientifico alle indicazioni d’uso, in un contesto di forte innovazione di prodotto.

La professoressa Minghetti ha sottolineato che la digitalizzazione della filiera e l’adozione di strumenti avanzati di controllo e gestione dei dati rappresentano un’opportunità significativa, ma richiedono investimenti e competenze specifiche lungo tutta la catena del valore. Sul piano europeo, ha aggiunto che non sono previste modifiche sostanziali alla direttiva sugli integratori alimentari, ma l’evoluzione delle normative relative al digitale, all’uso dei dati e alla sostenibilità ambientale imporrà adeguamenti aziendali. L’obiettivo, ha concluso, è “garantire un mercato innovativo ma al tempo stesso solido, sicuro e scientificamente affidabile”.

Parallelamente, cresce il numero di aziende che scelgono di supportare i propri prodotti con studi clinici, osservazionali o trial randomizzati. Un trend che, secondo gli esperti, rappresenta un segnale di maturità del settore, nonostante i costi elevati e i tempi burocratici necessari per avviare gli studi, che possono arrivare anche a 12 mesi. Un prodotto clinicamente e correttamente testato, osservano, offre un vantaggio competitivo evidente: chi lo promuove può basarsi su dati reali e non su effetti teorici. Dunque, il mercato italiano degli integratori conta oggi oltre 30 milioni di consumatori regolari o occasionali, con centinaia di milioni di confezioni vendute ogni anno. Tra le categorie più richieste emergono probiotici e fermenti lattici per la salute intestinale, seguiti dagli integratori di sali minerali e vitamine per il supporto energetico. In forte crescita anche i prodotti dedicati al benessere mentale e al sonno, che registrano i tassi di espansione più dinamici.

In questo scenario, l’educazione del consumatore e, in alcuni casi, degli stessi professionisti sanitari, diventa un elemento cruciale. Gli esperti sottolineano la necessità di una divulgazione mass-mediatica e social che non sia sensazionalistica né superficiale, capace di orientare verso scelte consapevoli, prodotti di qualità e dosaggi adeguati. Per i professionisti della salute restano centrali i format formativi tradizionali, sia in presenza sia a distanza, supportati dagli informatori scientifici del nutraceutico. La maggiore elasticità progettuale del settore rispetto all’area farmaceutica consente inoltre di sperimentare modalità più dinamiche e incisive.

Sul fronte industriale, Daniela Giuriati, Presidente di Assointegratori, ha delineato le priorità per consolidare la leadership italiana. “Sono due le direttrici per rafforzare la leadership industriale italiana nel settore: il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese e una maggiore partecipazione ai processi decisionali europei, per cui Assointegratori si vuole attivare come interlocutore di sistema”. Riguardo all’export, Giuriati auspica una collaborazione più operativa con il Ministero della Salute per rendere più efficiente il sistema dei certificati di libera vendita, strumento essenziale per facilitare l’accesso ai mercati internazionali e aumentare la competitività delle imprese italiane, già riconosciute a livello mondiale per la produzione conto terzi e per i prodotti a marchio.

La presidente ha inoltre evidenziato la necessità di rafforzare la presenza italiana nei tavoli tecnici e regolatori europei, contribuendo con dati, competenze e proposte concrete ai processi di valutazione scientifica e normativa, in particolare quelli che coinvolgono le opinioni dell’EFSA. Una partecipazione attiva è oggi ancora più importante, ha spiegato, perché si osserva una crescente frammentazione tra i diversi Paesi europei. Il rischio è che ingredienti o sostanze utilizzati negli integratori possano essere soggetti a interpretazioni e limitazioni differenti, generando incertezza per le imprese e ostacolando gli investimenti. Per questo, la priorità di Assointegratori è promuovere un quadro regolatorio armonizzato, basato sull’evidenza scientifica, che tuteli i consumatori e allo stesso tempo consenta alle aziende di continuare a innovare, produrre ed esportare. In questo modo sarà possibile consolidare la leadership industriale italiana e accrescere la presenza delle imprese sui mercati internazionali.

LINK 65° Simposio dell’Associazione Farmaceutici dell’Industria (AFI), Palacongressi di Rimini
Apertura (Giorgio Bruno, presidente AFI) – Lectio magistralis (Massimo Scaccabarozzi, Fondazione Internazionale Menarini; Riccardo Zagaria, Egualia) – Integratori (Paola Minghetti, vicepresidente AFI; Daniela Giuriati, Assointegratori) – Intelligenza artificiale (Giorgio Bruno, presidente AFI; Valeria Glorioso, Confindustria Dispositivi Medici)

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