Allarme Gimbe: la sanità pubblica è la vera emergenza del Paese

Personale in crisi, frattura Nord-Sud, milioni di persone che rinunciano alle cure. Aumenta il divario di spesa pubblica rispetto alla media europea e cala la percentuale sul Pil. Il Presidente Mattarella: il Ssn è «una risorsa preziosa ed è pilastro essenziale per la tutela del diritto alla salute»

Il Servizio sanitario nazionale costituisce «una risorsa preziosa ed è pilastro essenziale per la tutela del diritto alla salute, nella sua duplice accezione di fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. La sua efficienza è frutto, naturalmente, delle risorse dedicate e dei modelli organizzativi applicati, responsabilità, quest’ultima, affidata alle Regioni. Per garantire livelli sempre più elevati di qualità nella prevenzione, nella cura e nell’assistenza, è necessaria la costante adozione di misure sinergiche da parte di tutti gli attori coinvolti». Sono parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato martedì 8 ottobre in occasione della presentazione del Rapporto sul Servizio sanitario nazionale della Fondazione Gimbe. Peraltro, oggi la vera emergenza del Paese è il Servizio sanitario nazionale, la sua tenuta è vicina al punto di non ritorno, i princìpi fondanti di universalismo, equità e uguaglianza su cui è nato sono stati ormai traditi e si sta lentamente sgretolando persino il diritto costituzionale alla tutela della salute: così tratteggiati da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, lo stato e il futuro del Servizio sanitario pubblico nato con la legge 833 del 1978, appaiono decisamente oscuri. Oscuri quanto purtroppo realistici se si legge appunto il Rapporto Gimbe sul Ssn, giunto alla settima edizione. Il contesto. Un divario della spesa sanitaria pubblica pro capite di 889 euro rispetto alla media dei Paesi Ocse che fanno parte dell’Unione europea, con un gap complessivo che sfiora i 52,4 miliardi di euro; la crisi motivazionale del personale che abbandona il Ssn; il boom della spesa a carico delle famiglie (+10,3%); quasi 4,5 milioni di persone che nel 2023 hanno rinunciato alle cure, di cui 2,5 milioni per motivi economici; le inaccettabili diseguaglianze regionali e territoriali; la migrazione sanitaria e i disagi quotidiani sui tempi di attesa e sui Pronto soccorso affollati.

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