Oltre 8 pazienti su 10 (84,8%) incontrano difficoltà nel percorso per ottenere ausili e protesi attraverso il Servizio sanitario nazionale, mentre il 63% ha sostenuto spese personali per ottenerli o utilizzarli. È quanto emerge da due survey condotte dal Centro studi di Confindustria dispositivi medici e promosse da AITO (Associazione Italiana di Terapia Occupazionale) in collaborazione con altre 13 associazioni di settore* su pazienti/caregiver e professionisti sanitari di assistenza protesica, che evidenziano criticità diffuse, ma anche un dato positivo: l’84,8% dei pazienti si dichiara soddisfatto dell’ausilio ricevuto, perché risponde ai bisogni quotidiani e migliora la qualità di vita. Una doppia indagine, quindi, trasversale che coinvolge gli utilizzatori ed i professionisti sanitari del settore, presentata oggi a Expo Sanità a Bologna.
Gli ausili considerati includono principalmente dispositivi per la prevenzione e terapia (come cuscini antidecubito e ventilatori), ortesi e protesi, ausili per la mobilità (carrozzine, deambulatori), per la statica e per la cura e l’igiene personale.
Tra le principali difficoltà segnalate dai pazienti per ottenere un ausilio emergono i tempi di attesa troppo lunghi (56,5%), le procedure burocratiche complesse (51,1%) e il 65,2% dichiara di sentirsi poco informato sulle possibili soluzioni disponibili.
Nonostante quasi la metà (47,8%) effettui una valutazione preventiva con professionisti sanitari, nel 54,4% dei casi l’ausilio deve essere modificato una volta ricevuto. Inoltre, al 70,6% dei pazienti è capitato che almeno una volta accessori o adattamenti utili non fossero coperti dal Servizio sanitario nazionale.
Il punto di vista dei professionisti sanitari conferma le difficoltà strutturali del sistema. Il 77,5% ritiene che l’attuale Nomenclatore (DPCM LEA 2017) consenta solo in parte una reale personalizzazione degli ausili, mentre il 93% segnala incoerenze tra le descrizioni tecniche e i dispositivi effettivamente disponibili.
Tra le principali problematiche legate al Nomenclatore: tariffe non adeguate (61,8%), assenza di dispositivi o componenti oggi utilizzati (60,3%), errori o ambiguità tecniche (41,9%) e presenza di ausili obsoleti (31,8%).
Le procedure di gara per gli ausili “quasi su misura” rappresentano un ulteriore nodo critico: il 78,7% dei professionisti segnala problemi operativi o clinici, con effetti sulla riduzione della possibilità di scelta (49,8%) e della qualità dei prodotti disponibili (49,4%), tempi e complessità delle procedure (37,5%). Quasi il 70% ritiene che le gare abbiano avuto un impatto negativo sulla qualità degli ausili forniti.
Per il 70,1% dei professionisti sanitari dell’assistenza protesica il ricorso all’integrazione economica a carico dell’assistito rappresenta un ostacolo all’appropriatezza della fornitura.
Tra le riforme prioritarie indicate dai professionisti: superare le gare per gli ausili complessi (32,6%), garantire uniformità nazionale nei percorsi (32,2%) e introdurre una valutazione multidisciplinare obbligatoria per i casi più complessi (30%). Il 77,9% è favorevole all’introduzione di un nuovo elenco dedicato agli ausili per disabilità complesse non gestibili tramite gara.




