Case e ospedali di comunità: i rischi di un’incompiuta

La riforma dell’assistenza territoriale, pilastro del PNRR Missione Salute, è ancora lontana dall’essere operativa. Al 31 dicembre 2025, solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante.
Situazione delle Case della Comunità:1.715 Case della Comunità programmate, 649 (37,8%) senza alcun servizio attivo, 781 (45,5%) con almeno un servizio attivo, 285 (16,7%) con tutti i servizi obbligatori attivi e 66 (3,9%) pienamente funzionanti. Questi i numeri su cui riflettere.
Non va meglio per gli Ospedali di Comunità, – 594 programmati, 163 (27,4%) con almeno un servizio attivo, nessuno pienamente funzionante
Passiamo al Fascicolo Sanitario Elettronico; solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del FSE, c’èuna forte disomogeneità regionale: dal 2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna.
Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è insomma ancora incompleto e poco utilizzato.
I rischi? Non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. L’obiettivo è centrare il target nazionale senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali e completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini. La riforma dell’assistenza territoriale in Italia è un processo in corso, regolato dal decreto interministeriale n. 77 del 23 maggio 2022. L’obiettivo è di creare un sistema sanitario più vicino ai cittadini, con standard qualitativi di cura adeguati, in linea con le migliori prassi europee. I punti chiave della riforma sono come è noto la realizzazione di Case della Comunità (strutture che fungono da punti di riferimento per le cure primarie, dove medici, infermieri e specialisti collaborano per gestire le necessità dei pazienti), centrali operative territoriali che coordinano la presa in carico dei pazienti e integrano l’assistenza sanitaria e sociosanitaria e gli ospedali di Comunità, strutture sanitarie di ricovero con 20 posti letto, che svolgono una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero. La Telemedicina ossia l’utilizzo della tecnologia per monitorare e curare i pazienti a distanza è uno degli strumenti chiave.
I nodi irrisolti della rete sono la carenza di personale medico e infermieristico, ritardi infrastrutturali, diseguaglianze regionali. Ora si tratta dunque di agire per rendere pienamente funzionanti le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità entro il 30 giugno 2026. Migliorare l’accesso ai servizi sanitari per i cittadini, ridurre le diseguaglianze regionali.

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