Covid-19: Siamo pronti per una seconda ondata?

12 ottobre 2020 – I dati di contagio delle ultime due settimane indicano una ripresa della pandemia in Italia, mantenendosi per ora intorno ai 5000 nuovi contagi (oltre 10mila i Paesi confinanti) ma con caratteristiche diverse dalla primavera scorsa. Con l’obiettivo di analizzare la seconda ondata del Covid-19 e fare il punto della situazione, un confronto trasparente sulle azioni da intraprendere e le novità in campo terapeutico in attesa del vaccino, MOTORE SANITÀ ha organizzato il Webinar “COVID-19 Seconda ondata. Quali azioni e quali terapie sono efficaci?”, che ha visto la partecipazione dei massimi esperti sul tema del panorama italiano.

Claudio Zanon, Direttore Scientifico di Motore Sanità ha sottolineato: “Si faccia un paragone dal 28 marzo al 10 ottobre le differenze sono sostanziali. I positivi erano 5974 ed ora sono 5724, ma i tamponi da 35 mila sono passati a 135 mila. Terapie intensive erano 3856 ed ora sono 390, soprattutto l’indice di legalità il 28 marzo era il 14 ora è 0.65. Il nostro problema è anche quello di essere circondati da Paesi con dati elevati. Siamo pronti per una seconda ondata? Abbiamo più conoscenze ed armi terapeutiche, abbiamo creato realtà nel territorio. Abbiamo tanti positivi e pochi malati, tra cui pochi capaci di trasmettere l’infezione. Ci sono cittadini con carica altissima e assenza di sintomi. C’è la necessità di avere tamponi rapidi. Tra le azioni efficaci: contact tracing, mascherine, quarantena, distanziamento sociale. Abbiamo terapie efficaci, anche se non specifiche. Non ultimo il problema della comunicazione che offre molte aspettative e poi offre poche risposte. Si deve poi fare molta attenzione alle fake news. E alla politica il compito di implementare i fondi”

“Ci troviamo in un contesto in cui l’epidemia sta crescendo. L’Italia rispetto al resto d’Europa ha una trasmissione contenuta. C’è una assenza di sovraccarico dei servizi ospedaliero, ma un aumento del numero dei casi. Dalla sorveglianza integrata sono cresciuti i casi asintomatici. La distribuzione dei casi è ora abbastanza diffusa sul territorio. A differenza del periodo estivo i casi sono contratti nella stessa regione di diagnosi, legati a focolai domestici, il contributo delle scuole è ancora limitato. A marzo vedevamo pazienti con situazione chiara, ora la maggior parte dei casi è asintomatica anche se c’è una ripresa dei ricoveri. Per quanto riguarda la sorveglianza vediamo un ritardo nella comunicazione, l’aumento dei casi mette in difficoltà il sistema di sorveglianza. Aumento di ricoveri in area medica anche se siamo al di sotto della soglia della fase epidemica. Il messaggio è che si è concretizzato un passaggio in fase epidemica. L’Italia si trova all’interno del contesto epidemico europeo, anche se l’esperienza passata ci ha insegnato come muoverci”, ha dichiarato Flavia Riccardo, Coordinamento Sorveglianza Epidemiologica Istituto Superiore di Sanità.

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