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La  scuola come laboratorio di interiorità

La scuola è il luogo per eccellenza di convivenza, di convivialità, di compartecipazione emotiva, di sviluppo dell’intelligenza sociale

I giovani sono il nostro futuro e dobbiamo garantire loro un futuro di qualità. Nessuno può prevedere né ipotecare il futuro, però noi adulti possiamo incanalare verso di esso le energie migliori. La conoscenza umana è sempre comparativa, il presente viene confrontato col passato; altrimenti non è possibile conoscere compiutamente il presente, né progettare meglio il futuro.

Già nell’antica Grecia il filosofo Eraclito, vissuto tra il VI e il V secolo a.C., affermava che coloro che hanno in comune il logos, hanno in comune il mondo; gli altri hanno in comune il sonno. Diremmo oggi: chi ha in comune il logos (verbum in latino, parola, discorso, pensiero, sapere) ha in comune la consapevolezza condivisa, compartecipata. Lo scetticismo era appunto… scettico sulla possibilità di ri-conoscere qualcosa di comune. L’uomo è capace di condividere il mondo, di farlo diventare comune. Come? Attraverso il dialogo (dia-logos) perché le parole sono lo specchio del pensiero che le ha generate, diventano comunicazione e compartecipazione emotiva.

Oggi sui social ognuno può dire facilmente la propria opinione, ma non è facile precisare quanto ci possa essere di con-divisibile e quanto no. Numerosissime finestre sono aperte sul mondo, ma sembra ci possa essere poco o niente di originario, di comune, di condivisibile. La nostra società rischia di essere una società senza finalità che svalorizza l’umanità e i valori dei vari soggetti, al di là della funzionalità e dell’evoluzione tecnologica.

Pertanto è importante che l’educazione abbia i connotati della reciprocità: famiglia, scuola, comunità e individui è fondamentale interagiscano secondo una logica di circolarità formativa e di intervento continuo e permanente.  Non è possibile educare senza che ci sia il riconoscimento di qualcosa di comune o che, perlomeno, ci sia la ricerca di ciò che potrebbe esserci di comune. C’è convivialità solo in coloro che si ri-conoscono e che con-dividono valori comuni.

La scuola è il luogo per eccellenza di convivenza (o dovrebbe esserlo), di convivialità, di compartecipazione emotiva, di sviluppo dell’intelligenza sociale. 

Alfred Adler, uno dei padri fondatori della psicologia del profondo assieme a Freud e Jung, ha affermato: “Il sentimento sociale è il barometro della normalità”.

Più il sentimento sociale si affievolisce o addirittura sparisce, più le problematiche psicosociali e le patologie psichiche si aggravano.

È importante intervenire non solo con interventi riparativi e rieducativi, ma anche di sostegno alla genitorialità e con progetti ad hoc di tipo psicoeducativo e psicosociale. Il tutto con il coinvolgimento dei servizi sociali del territorio e, io credo, anche di professionisti con esperienza sul campo e con competenza specifica.

È meglio progettare qualcosa di positivo, piuttosto che lottare contro qualcosa di negativo.  È più funzionale attuare progetti preventivi piuttosto che combattere qualcosa di problematico che non si è riusciti a bloccare in tempo. Vanno perciò sviluppati comportamenti prosociali, all’interno dei quali sviluppare concretamente esperienze di sviluppo del sentimento sociale, stimolando la crescita anche di leader positivi.  

Inoltre è preferibile sostituire alla diagnosi degli errori, che richiama la conseguente calendarizzazione delle negatività, la diagnosi dei punti di forza e il monitoraggio delle positività concrete. Focalizziamoci tutti maggiormente sulle potenzialità e sui talenti dei bambini e dei ragazzi ed evitiamo di amplificare le loro difficoltà!

Facciamo crescere i ragazzi, non i loro problemi!

I vari progetti di tipo educativo e preventivo è essenziale siano attivati con l’apporto di varie professionalità e tramite percorsi esperienziali (più che con corsi) e con l’utilizzo di metodologie attive, artistiche e creativamente innovative. Non è più ipotizzabile organizzare interventi “mordi e fuggi” senza un’adeguata continuità temporale e condivisione di specifici follow-up.  Per esperienza so che i giovani più che ascoltare quanto noi adulti diciamo, imitano quanto noi facciamo.

I ragazzi ci imitano, anche quando sembra che essi non ci ascoltino, anche quando ci contestano: conta ciò che noi facciamo (o che faremo). I valori vengono trasmessi non tanto con le parole, ma con i comportamenti, con il proprio stile di vita.

Gli adulti possono offrire, quindi, un esempio di riferimento concreto per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva? Anche la comunità di riferimento può offrire un modello di riferimento puntuale per lo sviluppo dell’intelligenza sociale, del sentimento sociale? La felicità non “risiede” negli oggetti o nella tecnologia, ma è correlata alla qualità delle relazioni interpersonali.

Dove non c’è buona qualità delle relazioni interpersonali, è molto più facile sorgano vari tipi di problematiche psicosociali e dipendenze, sia che con sostanza che senza sostanza (da web, da cellulare, da gioco d’azzardo patologico).

Si può educare alla felicità passando attraverso l’esperienza scolastica?

Non è certo facile, però è possibile! La scuola ha un compito significativo in tal senso. Sappiamo tutti che la scuola spesso è stata – e può essere – fonte di profondi drammi! Nonostante tutto, però, la scuola può diventare una palestra di felicità, uno spazio relazionale fondamentale per evolvere come persone e per coniugare intelligenza emotiva e intelligenza sociale.

Alcune indicazioni sintetiche

Ecco qualche spunto in particolare per il mondo della scuola, ovviamente da concretizzare in base al contesto specifico e senza la pretesa di essere una ricetta rigida.

– Ogni individuo, infatti, è unico e irripetibile, assolutamente originale.

Pertanto non bastano soluzioni standard o generalizzate, è importante un continuo ascolto dei bisogni degli attori in gioco nel contesto scolastico.

– Non si devono valutare gli alunni solamente in base a quanti errori compiono, ma bisogna considerare il loro desiderio, la loro motivazione a rimediare. Tener conto anche dei progressi è fondamentale!

– I difetti, le imperfezioni, gli errori non sono colpe o aspetti di cui vergognarsi; al contrario possono essere potenti mezzi per evolvere verso la resilienza. Moltissimi geni e persone importanti della storia dell’umanità hanno utilizzato i loro punti deboli, addirittura certi loro tratti patologici, come stimoli per evolvere, per crescere, per essere creativi e per inventare nuovi modi di pensare e di agire.

– Un voto si riferisce a una prova scolastica, non valuta tutta la personalità; una valutazione scolastica è significativa, ma questa è solo un pezzo del puzzle della personalità.

– Evitiamo tutti di amplificare i problemi evolutivi dei bambini e dei ragazzi: facciamoli, invece, evolvere aumentando la loro autostima.

Bambini e ragazzi felici sono e saranno studenti migliori!

Davide Pagnoncelli è Psicologo, Psicoterapeuta, formato in Ipnositerapia, Oniroterapia, Teatroterapia e Arteterapia.   Ha un’esperienza ultraventennale nella psicologia scolastica come responsabile di un originale Servizio Psicologico di sistema. Egli si definisce “allargacervelli” (non più “strizzacervelli”) perché il suo cervello e quello altrui preferisce allargarlo, ampliando prospettive.

Ha scritto i seguenti libri: Figli felici a scuola. Come migliorare l’esperienza scolastica dei propri figli con l’aiuto di un allargacervelli, Bruno Editore, Roma 2018; Al cuore di se stessi. Dal ruolo all’essenza dell’io sono e del noi siamo, Doppia Effe Editors, Londra 2023; Vincent van Gogh. Dipingo il mio sogno. Tra arte, psicologia e psicoanalisi, Zel Edizioni, Treviso 2023, coautore con Katia Brugnolo.

Ha pubblicato numerosi articoli e ricerche su varie riviste scientifiche.  

Ha ideato nuovi progetti denominati Art Artist Therapy (AATH).   Email: [email protected]

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