La rivoluzione silenziosa delle donne in medicina

Dal sapere sommerso delle levatrici alla questione dei primariati nelle moderne aziende sanitarie. Nel libro di Daniela Minerva, edito da Bollati Boringhieri, un percorso attraverso i secoli che ridefinisce le basi della scienza e della cultura

Per secoli la medicina è stata tramandata, insegnata e praticata attraverso uno sguardo prevalentemente maschile. Eppure, al di là dei luoghi comuni, le donne hanno costruito una tradizione che è passata da conventi, spezierie e comunità, contribuendo in modo decisivo alla salute collettiva. Oggi, in un contesto profondamente trasformato, la presenza femminile in corsia è predominante, competente, strutturale. Ma questo cambiamento quantitativo non basta da solo a scardinare modelli culturali e organizzativi che ancora risentono di una lunga storia di esclusione. La medicina al femminile è un tema attuale, politico e culturale, che interroga il presente e il futuro del sistema sanitario.

In Italia e in Europa le donne rappresentano ormai ben oltre la metà dei camici bianchi, mentre nei Paesi OCSE costituiscono circa il 46% della professione. Sempre in ambito OCSE, il 40% delle ricercatrici è fortemente coinvolta nelle scienze biomediche. In oncologia, in Italia, la componente femminile ha raggiunto il 62,8%, un dato che testimonia un cambiamento profondo nella struttura della professione. Ma questo “tsunami rosa”, come molti lo definiscono, non nasce dal nulla: affonda le radici in una storia lunga e spesso invisibile, fatta di saperi e pratiche di cura esercitate lontano dalle istituzioni.

A riportare alla luce questo patrimonio sommerso è il libro di Daniela Minerva Medicina femminile plurale, che ricostruisce il contributo delle donne alla medicina attraverso un racconto corale. Ostetriche levatrici, erboriste, alchimiste, farmacologhe: figure che hanno brevettato terapie, organizzato l’assistenza dentro gli ospedali e fuori, nel territorio. “Il contributo delle donne alla storia della medicina non è stato il risultato di singole figure eccezionali ma è frutto un’impresa collettiva”, osserva l’Autrice. “Tutto questo però è rimasto sommerso nei secoli, perché quella della medicina è una storia scritta dagli uomini e che riflette solo lo sguardo maschile. E ancora oggi persistono idee e terapie pensate e costruite per corpi maschili”.

La presentazione del volume (foto sotto), organizzata a Roma in occasione della Giornata Nazionale della Salute della Donna con il contributo non condizionante di Lilly, ha riunito parlamentari di diversi schieramenti, offrendo l’occasione per una riflessione politica sulle prospettive della medicina al femminile. Dal volume, edito da Bollati Boringhieri, emergono figure straordinarie, spesso circondate dalla leggenda, che hanno anticipato la scienza moderna: Trotula de Ruggiero, nota anche come Trota, è stata una delle prime e più influenti donne medico d’Europa, attiva nella Scuola Medica Salernitana, considerata una apripista in ginecologia e ostetricia; Da citare, tra le altre, Hildegard von Bingen, monaca benedettina e scienziata medievale dotata di una sorprendente capacità di osservazione clinica; Joanna Stephens, farmacologa londinese del Settecento che sviluppò la prima terapia efficace contro i calcoli renali al punto da codificare la procedura e ricevere un riconoscimento governativo; Rosalind Franklin, la cui ricerca fu decisiva per la scoperta della struttura del DNA; Katalin Karikó, pioniera della tecnologia a mRna. Ma oltre a queste figure emblematiche, le donne sono da sempre protagoniste dei progressi nelle scienze naturali così come in biologia, chimica, fisica, farmacologia e clinica: hanno prodotto conoscenze, ma raramente queste venivano riconosciute come sapere medico legittimo.

Solo nel Novecento le donne entrano ufficialmente nelle università e nei luoghi in cui si produce scienza. Ma l’ingresso tardivo porta in dote una consapevolezza nuova: la medicina, che si era sempre pensata neutra, aveva in realtà assunto come riferimento il corpo maschile, costruendo diagnosi, terapie e protocolli. È qui che la storia si intreccia con l’attualità. Oggi le donne sono protagoniste della cura, hanno conquistato autonomia sulla propria salute, sulla sessualità e sulla riproduzione. Ma la “questione” in medicina resta aperta. “Occorre mettere al centro la donna e il suo corpo così come le sue nuove aspirazioni sociali”, afferma Daniela Minerva. I fronti aperti sono molti: la valorizzazione del merito e l’accesso ai ruoli apicali; il superamento dei soffitti di cristallo; la Medicina di Genere come paradigma trasversale; il peso del caregiving, ancora oggi sostenuto in larga parte dalle donne; la prevenzione, spesso sacrificata proprio a causa del ruolo di cura svolto in famiglia.

“Il contributo delle donne alla medicina non è più soltanto una questione di presenza numerica, ma un pilastro fondamentale per l’eccellenza e l’innovazione del nostro Sistema Sanitario Nazionale”, osserva Elena Murelli, della Commissione Affari Sociali e Sanità del Senato. Le donne rappresentano la maggioranza della forza lavoro medica nelle nuove generazioni, portando competenze tecniche elevate e una forte attitudine alla medicina di prossimità. Ma la leadership femminile incontra ancora ostacoli: solo il 32,13% dei direttori sanitari e il 23,79% dei direttori generali delle ASL sono donne. Eppure, secondo la FIASO, le aziende sanitarie guidate da donne mostrano maggiore attenzione ai servizi territoriali e alla medicina di prossimità, elementi cruciali per affrontare cronicità e invecchiamento. “La medicina di genere non è una ‘medicina per le donne’ ma una dimensione imprescindibile della scienza”, sottolinea Beatrice Lorenzin, della Commissione Bilancio del Senato. “La scienza non è neutra, e il nostro compito è assicurarci che sia finalmente inclusiva”. La ricerca genere-specifica, infatti, migliora l’appropriatezza delle cure per uomini e donne, con ricadute positive su tutta la popolazione. La chiave, conclude Daniela Minerva, è conservare uno sguardo plurale: “Più donne entrano nel sistema, più donne potranno generare contenuti innovativi che caratterizzeranno la nuova medicina: la rivoluzione femminista ha dato nuove carte ed è ora di giocarle meglio”.

Nella foto, da sinistra: Beatrice Lorenzin, Daniela Minerva, Francesca Schianchi, Elena Murelli

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