La cirrosi epatica va diagnosticata precocemente e i medici di famiglia sono le sentinelle più adatte per farlo!

Una diagnosi di Cirrosi Epatica permette di curare la Cirrosi Epatica, la cui gravità, sappiamo, può portare a situazioni drammatiche come il cancro al fegato, la necessità di trapianto e la morte per altre complicanze.

Lo stigma vuole che chi ha la cirrosi epatica abbia paura della diagnosi e “si vergogni” di avere questa malattia spesso legata agli abusi, ma non solo! Così nasconde i sintomi al proprio medico, alla famiglia, a se stesso!

Il cosiddetto sommerso di malati di cirrosi epatica è abbastanza cospicuo, e non sembra che la situazione possa cambiare in tempi relativamente brevi, soprattutto dopo che il Covid ha compromesso/cambiato la frequentazione del medico di famiglia.

Sarà il medico di famiglia che potrà e dovrà raccogliere i segnali di cirrosi epatica per individuare i malati di cirrosi epatica ed indirizzarli per la giusta diagnosi e per le cure che, a differenza di quanto accadeva prima, adesso ci sono!

Il medico di famiglia dovrà avere la sensibilità di informare, formare e convincere alla cura i malati di cirrosi epatica i loro famigliari … il medico di famiglia sarà il miglior “sponsor” (per dirla nel linguaggio degli alcolisti anonimi) per questi malati.

La presa in carico del paziente con cirrosi epatica, soprattutto nella necessaria riforma della sanità territoriale, sarà non solo nell’ambulatorio del medico, ma anche e soprattutto sul Territorio nelle “case” dei malati colloquiando con loro e con i loro famigliari.

La cirrosi epatica, come molte malattie a forte stigma (vedi l’HIV) evidenzia come la figura del medico di medicina generale debba cambiare profondamente prevedendo un’attenzione agli aspetti psicologici e sociali, oltre ovviamente a quelli clinici, non indifferente.

La Telemedicina sarà uno strumento utilissimo per permettere ai Medici di Famiglia di seguire al meglio i pazienti di cirrosi epatica e di assicurarsi che questi aderiscano alle cure; solo così si potrà evitare, nella stragrande maggioranza dei casi, il ricovero ospedaliero che per questi pazienti cronici e fragili non è auspicato, a meno ovviamente delle situazioni in cui si rende necessario.

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