Superbatteri, la nuova frontiera sono gli anticorpi monoclonali: “Gli antibiotici da soli hanno fallito”

Studio su Trends in Immunology guidato da Rino Rappuoli. Promettono di colpire solo il batterio cattivo, salvare il microbioma e aggirare le resistenze. Il nodo: costi alti e mercato poco attrattivo

Dopo aver rivoluzionato la cura dei tumori e delle malattie autoimmuni, gli anticorpi monoclonali si candidano a diventare l’arma di precisione contro l’emergenza dei superbatteri. A sostenerlo è Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, in un’analisi pubblicata su Trends in Immunology che fa il punto sulle alternative agli antibiotici tradizionali. Perché serve cambiare strada e la strategia di risolvere la resistenza antimicrobica utilizzando soltanto nuovi antibiotici ha completamente fallito e sta generando batteri mostruosi resistenti a tutti i farmaci”, taglia corto Rappuoli. L’abuso e l’uso improprio di antibiotici negli ultimi decenni ha selezionato ceppi capaci di sopravvivere a quasi tutte le molecole disponibili. L’Organizzazione mondiale della sanità inserisce l’antibiotico-resistenza tra le prime 10 minacce globali per la salute: senza contromisure, dal 2050 potrebbe causare 10 milioni di morti l’anno.
Come funzionano i monoclonali anti-batteri?
Gli anticorpi monoclonali sono proteine di laboratorio che replicano la capacità del sistema immunitario di riconoscere un bersaglio specifico. Oggi sono oltre 150 i farmaci approvati in oncologia e reumatologia. L’idea è adattarli alle infezioni: progettare anticorpi che si legano solo al batterio patogeno, risparmiando i microrganismi “buoni” del nostro corpo.
I vantaggi rispetto all’antibiotico ad ampio spettro sono tre, spiegano gli autori: la selettività in quanto colpiscono un solo batterio, senza devastare il microbioma intestinale, fondamentale per immunità e metabolismo. I meccanismi multipli: non solo uccidono il patogeno, ma neutralizzano le sue tossine, bloccano l’adesione alle cellule umane e impediscono la formazione di biofilm, le corazze che rendono le infezioni croniche. L’aiuto al sistema immunitario: “marcano” i batteri per renderli più visibili a macrofagi e neutrofili, favorendo l’eliminazione naturale.
La resistenza antimicrobica deve essere affrontata con strategie multiple e differenziate: vaccini e anticorpi monoclonali sono gli strumenti più promettenti”, insiste Rappuoli. Tre fattori accelerano la ricerca: l’ingegneria anticorpale di nuova generazione, che rende le molecole più potenti e stabili; le piattaforme a mRNA, che possono istruire il corpo a produrre da solo l’anticorpo; l’intelligenza artificiale, che velocizza la scelta del bersaglio batterico e il design della molecola. Alcuni laboratori stanno già testando combinazioni anticorpo + antibiotico per potenziare l’effetto.
C’è tuttavia da fare i conti con il collo di bottiglia: soldi e modelli. Se la scienza corre, industria e mercato frenano. “L’assenza di un mercato sufficientemente attrattivo per i farmaci antimicrobici e gli elevati costi di sviluppo degli anticorpi rappresentano oggi le principali barriere”, ammette Rappuoli. Un ciclo di terapia con monoclonali oncologici può costare decine di migliaia di euro. Per le infezioni, spesso acute e di breve durata, il modello economico non regge. Servono anche modelli preclinici migliori: i topi non replicano fedelmente la risposta immunitaria umana alle infezioni. Senza test predittivi, il rischio di fallire in clinica resta alto.
La proposta: tagliare tempi e costi: il team di Siena sta lavorando a metodi produttivi alternativi per abbattere prezzo e tempi. “Stiamo studiando approcci che consentano di diminuire sia i tempi sia i costi. Questo potrebbe renderli accessibili non soltanto ai Paesi più ricchi ma anche al resto del mondo”, spiega Rappuoli. L’obiettivo è un “anticorpo per tutti”, non di nicchia.
Una strategia a tre punte: per gli autori, la crisi si vince solo integrando tre armi: vaccini per prevenire, antibiotici di nuova generazione usati con parsimonia, e anticorpi monoclonali per curare in modo mirato. Un approccio già sperimentato con successo contro il Covid: vaccini per la popolazione, antivirali per i fragili, monoclonali per i casi gravi.
La sfida ora è replicare quel modello sui batteri. Perché, come ricorda l’OMS, senza nuove soluzioni torneremo a un’era pre-antibiotica, dove un graffio o un parto potevano uccidere.
(Fonte: R. Rappuoli et al., “Monoclonal antibodies to combat antimicrobial resistance”, Trends in Immunology, 2026)

Box – Che cosa sono i superbatteri: ceppi batterici resistenti a più classi di antibiotici. Tra i più temuti: Klebsiella pneumoniae, Acinetobacter baumannii e Pseudomonas aeruginosa resistenti ai carbapenemi. In Italia causano oltre 10mila morti l’anno da infezioni ospedaliere.

  1. Servono 10-15 anni e 1 miliardo di dollari per sviluppare un nuovo antibiotico.
  2. Appena introdotto, i batteri iniziano a sviluppare resistenza se usato male.
  3. Le aziende farmaceutiche hanno poco incentivo: si usa per pochi giorni, non per anni come i farmaci cronici.

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