Telefarmacia: Agenas detta le regole: “Stesse garanzie del poliambulatorio, o non vale”

Nel parere al Senato sul Testo unico farmaceutico l’Agenzia alza l’asticella: farmacie integrate al Fascicolo sanitario, standard tecnologici e responsabilità clinica piena. Il rischio? Tagliare fuori chi non investe
La farmacia può diventare un vero presidio di telemedicina. Ma solo se rispetta le stesse regole di un ospedale.
È il messaggio netto che Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha portato il 21 aprile alla commissione Igiene e sanità del Senato nell’ambito del ddl delega per il Testo unico farmaceutico.
Nel documento, presentato dal direttore generale Angelo Tanese l’Agenzia disegna i paletti della telefarmacia immaginata dal Pnrr: non un bancone con un tablet, ma un nodo integrato nelle infrastrutture digitali del Servizio sanitario nazionale.
Dati e interoperabilità: basta silos: primo punto: Agenas boccia il modello attuale, fatto di silos non integrati usati per adempimenti amministrativi più che per curare. L’obiettivo è una base informativa condivisa, centrata sul Fascicolo sanitario elettronico e sul dossier farmaceutico, in grado di seguire il cittadino in tutto il percorso di cura.
In questo quadro la farmacia smette di essere un terminale isolato e diventa parte di un ecosistema informativo. Ma solo se le sue piattaforme sono completamente integrate con quelle regionali e nazionali. Parliamo di Fse, Infrastruttura nazionale di interoperabilità e del Sistema tessera sanitaria.
Sono 90mila le postazioni ma con requisiti severi.
E’ il decondo snodo: la telemedicina appunto. L’Agenas ricorda di aver già acquistato con gara nazionale oltre 90mila postazioni operative, destinate anche alle farmacie rurali, per i quattro servizi minimi: televisita, teleconsulto, teleassistenza, telemonitoraggio.
Il modello, nato per le aree rurali, dovrà essere esteso a tutta la rete. Con una condizione: standard tecnologici, sicurezza, tracciabilità e integrazione clinica non negoziabili. Il riferimento è all’Accordo Stato-Regioni del 17 dicembre 2020 che fissa i requisiti minimi: reti sempre disponibili, piattaforme Gdpr-compliant, hardware e software certificati come dispositivi medici, piani di cybersecurity, personale formato. E responsabilità clinica piena: “Agire in telemedicina significa assumersi le stesse responsabilità di un atto in presenza”, si legge nel documento.
Il bancone equiparato al poliambulatorio: è qui il passaggio più duro per il retail farmaceutico. Agenas scrive che quando la farmacia eroga “prestazioni cliniche”, elettrocardiogrammi, Poct, screening – deve garantire “la stessa affidabilità e sicurezza di un poliambulatorio”.
Tradotto: investimenti tecnologici e organizzativi non rinviabili e dunque requisiti si qualità strutturali tecnologici ed organizzativi misurabili. Chi non ce la fa rischia di restare fuori. Terzo asse: entrare nelle Case della comunità. Ossia l’integrazione territoriale. Il ddl, secondo Agenas, deve allinearsi al dm 77/2022 sulle Case della comunità e sui modelli multiprofessionali. Si apre anche all’ipotesi del farmacista clinico in équipe, su modello europeo. La farmacia, insomma, non più solo dispensazione di farmaci, ma attore attivo nella presa in carico
In sintesi il Pnrr ha dato alla farmacia l’occasione di diventare protagonista della sanità di prossimità. Agenas però ricorda che l’occasione vale solo se ci sono standard, sicurezza e dati condivisi. Altrimenti, la telemedicina resta una promessa.
La domanda è quante farmacie italiane sono già pronte a reggere questi standard? Poche, soprattutto le indipendenti. E poi chi paga se la televisita sbaglia? Il tema clinico-legale non è trascurabile. Oggi la responsabilità resta al farmacista e alla struttura. Ma i cittadini lo sanno? Dalla ruralità alla città: il modello funziona davvero? Agenas dice che il modello nato per le farmacie rurali deve essere esteso a tutte. Ma nelle città il contesto è diverso: concorrenza, volumi, privacy. Quel che è certo è che con il Dl semplificazioni la farmacia dei servizi dal dicembre scorso ha assunto una fisionomia strutturale con fondi a bilancio dal 2026 ma la strada da fare per realizzare la rete con gli altri srrvizi territoriali che è il modello perseguito è ancora lunga e le Regioni devono iniziare a rendere concreto il nuovo asset suggerito soprattutto sul fronte dell’allargamento della platea delle vaccinazioni dai 12 anni in poi in farmacia, con accordi chiari e il riparto dei fondi.

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