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Medici senza frontiere e Polygon insieme per l’ospedale di Khost

Un ospedale dedicato soprattutto alle emergenze ostetriche a Khost, una delle zone più povere dell’Afghanistan. Medici senza Frontiere lo gestisce dal 2012 e offre assistenza ad oltre 20.000 donne, di cui 18.000 partorienti, e 1.800 bambini che ricevono cure gratuite e di qualità, mentre 8.000 donne accedono a parti sicuri nei Centri sanitari della provincia di Khost. Da Napoli la descrizione dell’iniziativa nell’ambito del XXV convegno nazionale dell’Associazione Italiana Ingegneri clinici in corso dal 14 al 27 giugno alla Mostra d’Oltremare. Medici Senza Frontiere rafforza il proprio impegno in Afghanistan in particolare, nella provincia di Khost. Le restrizioni all’istruzione introdotte negli ultimi anni limitano notevolmente la disponibilità di formare nuovo personale medico femminile in futuro e l’esclusione delle donne dalle scuole di medicina rappresenta un rischio per la salute, perché limiterà ulteriormente l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità soprattutto per le donne. Proprio a Khost la presenza del Khost Maternity Hospital di MSF punta a rafforzare la capacità di risposta medica e la gestione sanitaria con il completamento della strategia di decentralizzazione di assistenza primaria comunitaria, e ad assicurare la qualità dei servizi e la sostenibilità con lo sviluppo professionale di operatori sanitari e ostetriche e la fornitura di strumenti e medicine. Un progetto che da oggi può contare anche su un ulteriore sostegno economico grazie alla partnership tra Medici Senza Frontiere e Polygon Spa, azienda leader europea nella gestione di dispositivi medici, a guida italiana e particolarmente attenta al sociale. Dice Armando Ardesi, presidente Polygon: “Prima di essere manager siamo esseri umani, genitori, figli, quindi, non potevamo restare inerti di fronte al dramma di migliaia di neonati e bambini afghani e a quello delle loro madri”. Per l’ad Angelo Maresca “sostenere Medici Senza Frontiere in Afghanistan è un dovere morale. Il motto aziendale “ci prendiamo cura di chi cura” in questo caso vuole sostenere l’opera di medici, infermieri e professionisti che mettono a rischio la loro vita per aiutare quella popolazione”. Caterina De Luca, specialista in ginecologia e ostetricia e operatrice umanitaria di MSF che ha lavorato nella maternità dell’ospedale di Khost racconta la drammatica condizione delle gestanti: “Sebbene sia diminuita significativamente negli ultimi tre decenni, la mortalità materna in Afghanistan è tra le più alte al mondo. In particolare, a Khost il tasso di mortalità alla nascita nel 2021 è di 37 ogni 1.000 nati. Da questi dati emerge chiaramente quanto lavoro occorra ancora fare in Afghanistan per garantire assistenza alle partorienti e parti sicuri”.

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