Al servizio sanitario servono 15 miliardi di euro per non aumentare il gap con il resto d’Europa

Per il rapporto CREA Sanità 2023 rispetto ai partner dell’Unione Europea, il nostro Paese investe meno nella sanità. Cresce la spesa privata ed è a rischio l’equità del sistema. Investire nella tecnologia per affrontare la cronicità del futuro: i nuovi anziani saranno nativi digitali

Il livello della spesa italiana per la sanità è del 32 per cento inferiore rispetto a quello della media europea. E il divario, frutto di un prolungato periodo di ridotti investimenti, sembra difficile da colmare. Servirebbero infatti 15 miliardi di euro per portare la quota di PIL destinata alla sanità sui valori attesi in base alle effettive disponibilità del Paese, ricordando che una parte significativa del PIL non è disponibile perché impegnata per gli interessi sul debito pubblico (sono il 4,3% del PIL contro una media dell’1,8% negli altri paesi). Con 15 miliardi in più però si riuscirebbe solo a non aumentare il distacco, perché resterebbe comunque un rilevante gap fra la spesa sanitaria italiana e quella dei Paesi europei di confronto. 

Sulla base di questi calcoli, la situazione della sanità italiana non può che essere definita “critica”. Ed è così che viene descritta nel 19° Rapporto del C.R.E.A. Sanità, il centro di ricerca riconosciuto da Eurostat, Istat e Ministero della Salute, composto da economisti, epidemiologi, ingegneri biomedici, giuristi, statistici. 

I segnali preoccupanti, indicativi di un malessere profondo del servizio sanitario nazionale, sono sotto gli occhi di tutti. Non possono passare inosservate le manifestazioni di disaffezione verso il servizio pubblico delle due categorie più coinvolte nell’assistenza sanitaria: i pazienti e i medici. I primi si rivolgono sempre più al privato e i secondi, sempre meno attratti dall’idea di entrare a fare parte organica del servizio pubblico, scelgono di andare all’estero o di lavorare a “gettone”. 

La spesa privata

La disaffezione dei pazienti è testimoniata dalla continua crescita della spesa privata alimentata principalmente dal problema delle liste di attesa per le prestazioni non urgenti.  Nel 2022 la spesa sanitaria privata ha raggiunto i 40,1 miliardi, in aumento dello 0,6 per cento medio annuo nell’ultimo quinquennio.

Chi può permetterselo non ci pensa due volte e sceglie di curarsi pagando di tasca propria. Tra le famiglie più abbienti, quelle che ricorrono a spese sanitarie private, superano l’80 per cento. Ma, un dato che fa riflettere, anche chi non potrebbe permetterselo ricorre alla sanità privata. Tra le famiglie meno abbienti, la quota di chi rinuncia la servizio pubblico raggiunge il 60 per cento. In particolare, spendono per la salute le coppie anziane over 75 e le famiglie con tre o più figli. Il 72,7 per cento delle famiglie ha speso per acquistare farmaci, il 37,1 per cento per prestazioni specialistiche e/o ricoveri, il 26,2 per cento per prestazioni diagnostiche, il 23,7 per cento per protesi e ausili, il 21,2 per cento per cure odontoiatriche e il 13,4 per cento per attrezzature sanitarie.
Cresce anche il ricorso ai servizi delle strutture private accreditate: la quota di ricoveri nelle strutture accreditate sul totale è passato dal 24,8 per cento del 2017 al 27,1 per cento del 2022 mentre per gli interventi chirurgici si passa dal 33,4 per cento al 35,8 per cento. 

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