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Bilanci degli Ordini non più votati dall’Assemblea

Il no dell’Ente interprovinciale di Napoli, Avellino, Benevento e Caserta

Governo della Sanità: in seno agli Ordini le assemblee degli iscritti non approveranno più i bilanci. A prevederlo è il Disegno di legge n. 1241-A in materia di prestazioni sanitarie approvato dal Senato e trasmesso alla Camera. Oltre a definire in maniera controversa ciò che è di pertinenza dell’atto medico, all’articolo 20 (misure in materia di approvazione dei bilanci degli Ordini professionali) la norma prevede che basterà il via libera del Consiglio direttivo per approvare i documenti del Bilancio consuntivo e preventivo, esautorando dunque il ruolo delle Assemblee.
Una proposta di riforma che non ha precedenti tra gli assetti ordinistici nazionali: senza alcun coinvolgimento dell’assemblea degli iscritti, consente ai Consigli direttivi l’approvazione del bilancio preventivo e del conto consuntivo e l’approvazione della tassa annuale.
“Una chiara e grave compressione delle prerogative democratiche di Enti che si configurano per legge come organi ausiliari dello Stato – sottolinea Franco Ascolese presidente dell’Ordine Tsrm e Pstrp interprovinciale di Napoli, Avellino Benevento e Caserta – a cui per questo come categoria fermamente contrari. Né può bastare aver previsto, nell’impianto della norma, per sopperire al totale svuotamento del ruolo dell’organo assembleare, una generica possibilità di “ricorso” da indirizzare all’assemblea degli iscritti che, a quel punto, potrebbe decidere in via definitiva. E’ evidente che ci troviamo di fronte a una violazione del principio democratico, di responsabilità politica delle scelte e, in ultima istanza, anche a un profilo di incostituzionalità. Escludere l’assemblea dal voto sul bilancio preventivo e consuntivo equivale a sottrarre agli iscritti la possibilità di esercitare un controllo diretto su atti essenziali per il funzionamento dell’Ente”.
Un segnale negativo per i giovani che si iscrivono all’Ordine, che allontana i professionisti dalla partecipazione anche critica alla vita politica dell’Ordine, che altera l’equilibrio di poteri tra chi decide su delega e assume scelte in nome e per conto di una comunità di pari svuotando di funzioni una base assembleare che invece è il cuore del vivere comune all’interno di una stessa Casa professionale che si è costruita con la legge 3 del 2018 istitutiva dell’Ordine. Un neo-verticismo e centralismo che compromette irrimediabilmente la democraticità e la partecipazione degli Enti di autogoverno delle professioni che dovrebbero essere il faro e la bussola a cui orientare la vita di un Ente pubblico non economico come l’Ordine delle 18 professioni sanitarie. “Oggi come è noto se l’assemblea degli iscritti non approva il bilancio previsionale o il conto consuntivo – aggiunge Ascolese – il Consiglio deve dimettersi ovvero viene sottoposto al commissariamento. Attribuire poi all’assemblea, come previsto al comma 4bis del disegno di legge, una succedanea decisione “in via definitiva” su ricorso, è un’ulteriore forzatura del gioco democratico che dovrebbe sottendere al funzionamento di enti di derivazione statale. L’assemblea non può avere, né prima né dopo, alcun potere decisionale, né sui bilanci né sulla tassa annuale. L’assemblea approva le proposte ma non le formula, non può decidere il quantum della tassa annuale né definire gli indirizzi di bilancio”. Infine la semplificazione addotta come ragione ispiratrice della norma: non si comprende di quale semplificazione si parli visto che non si tratta di atti ricorrenti bensì di momenti istituzionali unici su base annua. Uno dei pochi momenti di partecipazione democratica allargata che dovrebbero essere legittimati per il ruolo centrale che hanno per promuovere la partecipazione attiva e il confronto interno anziché essere svuotati di funzioni e significati.

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