I risultati del sondaggio Euromedia Research presentati all’ottava edizione di Investing for Life Health Summit, organizzato da MSD Italia al Maxxi di Roma. La gente chiede un sistema più equo ed efficiente, il ministro risponde
Il dibattito sulla riorganizzazione del servizio sanitario continua a occupare uno spazio centrale nella vita del Paese. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche e la crescente complessità dei bisogni assistenziali mettono alla prova un sistema che, pur fondato su principi universalistici, fatica a garantire ovunque gli stessi livelli di accesso e qualità. In questo scenario, la percezione dei cittadini diventa un indicatore prezioso per comprendere dove si concentrano le criticità e quali siano le priorità avvertite dalla popolazione. Le liste d’attesa, l’efficienza del pronto soccorso, l’assistenza ospedaliera e il ruolo centrale dello Stato nel garantire equità territoriale emergono come temi cardine di un confronto che intreccia politica, economia e ricerca scientifica.
Un sondaggio presentato nel corso dell’ottava edizione di Investing for Life – Health Summit, evento organizzato da MSD Italia al Maxxi di Roma, restituisce un quadro inequivocabile: nel 2025 poco meno di un italiano su due ritiene che il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione non sia pienamente rispettato. L’indagine, condotta da Euromedia Research, mostra come l’intervento sulle liste d’attesa resti la priorità assoluta per il 58% degli intervistati, pur in calo rispetto al 62% del 2024. Seguono l’efficienza del pronto soccorso e dei servizi di emergenza, indicata dal 38% (contro il 45% dell’anno precedente), e l’assistenza ospedaliera, ritenuta prioritaria dal 25% (29% nel 2024). Parallelamente cresce la percezione di un diritto alla salute non pienamente soddisfatto: lo afferma il 46% degli intervistati (contro il 40% del 2024). È pienamente soddisfatto solo per il 16% (10% nel 2024) e soddisfatto, ma solo in alcune regioni, per il 23% (era il 38% nel 2024). Si registra inoltre una crescita della domanda di un ruolo più incisivo dello Stato, non per sostituire le Regioni ma per assicurare standard uniformi e ridurre le disuguaglianze territoriali.
Secondo quanto ha riferito Alessandra Ghisleri, CEO di Euromedia Research, “le valutazioni positive si concentrano in alcune regioni del Nord, come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, rafforzando la percezione di un sistema sanitario diseguale, legato più alle performance territoriali che a standard nazionali uniformi”. Appare diffusa la convinzione che l’Italia investa meno della media europea in sanità, un’opinione condivisa dal 38% degli intervistati. A pesare sul giudizio complessivo del Servizio sanitario nazionale non è solo la quantità delle risorse, ma anche una gestione percepita come inefficiente e la mancanza di priorità politiche chiare. Non sorprende, quindi, che il 44% degli italiani attribuisca grande importanza allo sforzo di ricerca e sviluppo dell’industria farmaceutica nella lotta alle principali malattie.
Il ministro Orazio Schillaci, intervenuto in videocollegamento al convegno, ha ribadito l’impegno del governo sul tema sollevato. “Le liste d’attesa sono percepite dagli italiani come il problema principale, una criticità che da decenni costituisce un vero e proprio ostacolo all’accesso alle cure”, ha dichiarato. Schillaci ha ricordato che l’esecutivo ha varato una legge organica con misure “chiare e incisive”, sottolineando però la necessità del contributo delle Regioni per renderle operative. “Il governo ha fatto la sua parte e oggi ci sono regole e strumenti di controllo. Collaboriamo con le Regioni per un cambio di passo che ritengo non sia più procrastinabile”, ha aggiunto. Il ministro ha poi commentato la crescente richiesta di un ruolo più incisivo dello Stato nella governance sanitaria. “Mi ha colpito il sondaggio, poiché mostra una crescita della percentuale di chi, senza mettere in dubbio l’autonomia regionale, ritiene che un ruolo maggiore dello Stato migliorerebbe l’efficienza dell’assistenza sanitaria, e ridurrebbe le tante, troppe disuguaglianze che ancora oggi sono presenti sul territorio nazionale”. Schillaci ha ricordato che il livello centrale già esercita poteri di controllo e monitoraggio, in particolare sulla verifica degli adempimenti regionali relativi ai Lea e ai tempi di attesa.
Il sondaggio esplora anche il rapporto tra cittadini e innovazione. Per il 40% degli italiani, i progressi della medicina contribuiscono ad allungare l’aspettativa di vita, mentre il 44% riconosce un ruolo cruciale all’impegno in ricerca e sviluppo dell’industria farmaceutica. L’80% considera il comparto sanitario e farmaceutico un elemento chiave per la crescita economica del Paese. Tuttavia, permangono ostacoli significativi: il 30% degli intervistati individua nella gestione inefficiente delle risorse il principale freno agli investimenti, mentre il 17% punta il dito contro le priorità politiche mutevoli. L’accesso alle terapie innovative è percepito come lento dall’87% degli italiani e disomogeneo sul territorio, nonostante il riconoscimento di una ricerca attiva e produttiva (28%) e la presenza di numerosi centri di eccellenza (24%). Marcello Cattani, presidente Farmindustria, ha evidenziato il ruolo strategico del settore farmaceutico. “Nel 2025 si è affermata come uno dei principali motori dell’export italiano, con un incremento del 28,5% rispetto all’anno precedente e un valore complessivo di circa 69,2 miliardi di euro, una performance nettamente superiore alla media del manifatturiero nazionale”, ha spiegato. Cattani attribuisce questi risultati a investimenti continui in ricerca, innovazione, competenze specializzate e qualità produttiva, sottolineando come la competitività futura dipenda anche dalla capacità di attrarre ricerca clinica.
L’analisi del presidente Farmindustria è condivisa da Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratrice Delegata di MSD Italia, che ha ricordato come “grazie al progresso della ricerca scientifica abbiamo dato una nuova speranza di vita a molti pazienti ed è solo puntando sull’innovazione che potremo continuare a farlo, offrendo risposte ai bisogni di salute non ancora soddisfatti”. Luppi ha definito la ricerca e sviluppo “un asset strategico per il Paese”, ribadendo il ruolo delle aziende nel trasformare i progressi scientifici in benefici concreti per le persone. Ha poi sottolineato che il comparto farmaceutico è “il settore trainante della nostra economia, l’unico manifatturiero stabilmente in crescita e tra i primi per import ed export”, con un impatto positivo sul PIL e sull’occupazione qualificata. Da qui l’appello a riconoscere pienamente il valore strategico del settore, destinando risorse adeguate alla sanità e alla spesa farmaceutica e superando ostacoli come il payback. “In un contesto in cui l’Italia deve fronteggiare l’invecchiamento della popolazione, la denatalità e un crescente peso delle malattie croniche, è indispensabile rimuovere con urgenza gli ostacoli alla crescita e all’attrazione di nuovi capitali e avviare una riforma sistemica che incentivi la progettualità industriale, sostenga la ricerca e valorizzi le soluzioni innovative”, ha concluso.
Dall’ottava edizione di Investing for Life – Health Summit emerge il profilo di una nazione consapevole delle proprie eccellenze ma anche delle proprie fragilità, che chiede un sistema sanitario equo, più efficiente e più capace di valorizzare l’innovazione. Un equilibrio complesso, che richiederà scelte politiche chiare e investimenti mirati nei prossimi anni.




