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Farmaci equivalenti

I cittadini marchigiani spendono ogni giorno 80mila euro in più per i farmaci di marca.

<<Buongiorno dottore, ho bisogno di questo farmaco” la signora Livia allunga al farmacista la ricetta medica. Il farmacista legge, lascia il banco per cercare il farmaco sugli scaffali dietro alle sue spalle e poi ritorna. <<Signora, desidera il farmaco di marca o il farmaco equivalente?>> e le mostra le due scatolette in attesa di una risposta. Da questo momento si aprono due strade. La prima: se la signora Livia sapesse il significato di ´equivalente´ probabilmente sceglierebbe questa scatola, perché sa che questo farmaco ha la stessa efficacia (principio attivo) di quello di marca e lo pagherebbe di meno.

La seconda: se non fosse informata, ecco due possibili strade: Livia acquisterebbe il farmaco di marca spendendo il prezzo vivo e non si curerebbe di domandare che cos’è l’equivalente. Oppure farà questa domanda al farmacista e la risposta le permetterà di fare la sua scelta. <<Signora, il farmaco equivalente ha lo stesso principio attivo del farmaco di marca ed è più economico, cioè cura allo stesso modo e le due scatole sono diverse solo per il prezzo>>. Livia a questo punto non ha dubbi: <<Prendo l’equivalente!>>. È evidente quanto sia importante una corretta informazione e comunicazione tra paziente e medico/farmacista, perché sta alla base delle scelte di chi acquisterà il farmaco.

Dati alla mano, il consumo dei farmaci equivalenti di classe A è concentrato di più al Nord (37,3%) che al centro (27,9%) e al Sud Italia (22,4%), questo spiega che c’è molto lavoro da fare. Medici di famiglia e farmacisti sono concordi nell’affermare che i farmaci equivalenti sono opportunità di salute per tutti, di sostenibilità economica per il servizio sanitario e strumento per limitare il disagio prodotto dalle carenze dei farmaci. Emerge da un tavolo di confronto sul tema dei farmaci equivalenti organizzato nelle Marche da Motore Sanità. 

Cosa accade nelle Marche? Dall’ultimo rapporto OsMed emerge che la quota procapite di compartecipazione alla spesa si attesta su valori elevati rispetto al reddito medio causando un impatto maggiore su fasce di popolazione socialmente più deboli. 

Ma seppur il farmaco equivalente sia entrato nella vita del paziente marchigiano, ogni giorno spende circa 80.000 euro in più preferendo i farmaci di marca rispetto agli equivalenti. In un mese la spesa dei cittadini marchigiani sfiora i 2.5 milioni di euro. Colpa della scarsa informazione sui farmaci equivalenti e di pregiudizi che ruotano attorno al tema. 

I dati parlano chiaro. Nelle Marche in regime di assistenza convenzionata vengono consumate 972 dosi al giorno da 1000 abitanti. Delle 972 dosi giornaliere l’87,2% sono farmaci che hanno perso il brevetto di cui i farmaci equivalenti rappresentano solo il 29% quando la media nazionale è del 34,4% (rapporto OsMed 2021). Le regioni del Nord Italia consumano più farmaci equivalenti, mentre le regioni del Sud hanno un consumo più basso rispetto a quello delle Marche

In un anno il cittadino marchigiano spende 29milioni di euro per i farmaci che hanno un costo superiore a quello di riferimento AIFA (circa il 12%). Inoltre la Regione Marche non ha un ticket regionale e questo comporta che il cittadino acquisti farmaci a carico del servizio sanitario regionale, in altre Regioni la compartecipazione e il ticket, per alcuni farmaci, avrebbe un costo maggiore per l’assistito. 

Secondo Luigi Patregnani, Dirigente del settore assistenza farmaceutica, protesica, dispositivi medici ARS Regione Marche, serve una grande responsabilità sociale di decisori, medici, farmacisti, operatori sanitari, imprese ma soprattutto pazienti per la sostenibilità e equità delle cure. “Nell’era biotech ha ancora un valore importante continuare ad investire sui farmaci equivalenti per poter garantire accesso all’innovazione; è fondamentale prediligere nella stessa classe terapeutica molecole con rapporto costo-opportunità più vantaggioso, a parità di indicazioni, e occorre uniformare i messaggi veicolati per non disorientare il paziente e condividere una strategia educativa e informativa efficace per la popolazione”. 

Secondo Francesco Freddo, Segretario amministrativo SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie di Ancona, serve intervenire e sicuramente il medico di famiglia ha un ruolo centrale nel promuovere comportamenti prescrittivi efficaci, anche sotto l’aspetto farmaco-economico.

Tra i vantaggi legati all’uso dei farmaci equivalenti c’è anche quello di limitare il disagio prodotto dalle carenze dei farmaci “evento di cui sono state, proprio in questo inverno, patite le conseguenze” come ha spiegato Paolo Misericordia, Segretario regionale FIMMG-Federazione Italiana Medici di famiglia delle Marche “conseguenze che sarebbero state ben più gravi se non avessimo avuto disponibili le alternative costituite dai farmaci equivalenti che creano l’opportunità per limitare la polarizzazione prescrittiva, una delle cause, appunto, della stessa carenza”.

“Il diritto alla salute dei cittadini impone una riflessione riguardo all’accesso alle cure e quindi anche alle terapie per tutta la popolazione, soprattutto in questo momento storico in cui i cittadini e i loro curanti vengono chiamati a rinforzare e potenziare le strategie di prevenzione, tanto messe a dura prova dal periodo pandemico” ha spiegato Paola Lodolini, Segretario provinciale di FIMMG Ancona. 

Federfarma Marche ha sottolineato che la Regione Marche, in accordo con le associazioni di categoria, Federfarma e Assofarm, ha introdotto lo stesso sistema di calcolo dei prezzi di riferimento anche per i farmaci ospedalieri che vengono distribuiti dalle farmacie, con il risultato di allargare la platea dei pazienti curati con lo stesso budget. Marco Meconi, vicepresidente di Federfarma Marche ha spiegato che per poca informazione, o per pura motivazione psicologica, i cittadini spendono in Italia più di un miliardo di euro di “ticket” sanitario per acquistare i cosiddetti farmaci originali. “Qui possono intervenire i professionisti educando i pazienti ed ottenere un notevole risparmio per le famiglie”.

Infine, il Presidente dell’Ordine di Macerata e rappresentante nazionale FOFI-Federazione Ordini farmacisti Italiani Luciano Diomedi ha rimarcato il ruolo del farmacista quale naturale possibilità per i pazienti per chiarire tutti i dubbi sulla propria terapia, “un ruolo che non si è mai tirato indietro in particolar modo nella Regione Marche, ma che ha ancora numerosi margini di miglioramento”.

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