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Inquinamento dell’aria: 29 città italiane oltre i limiti sulle polveri sottili

La qualità dell’aria che ogni giorno respiriamo influisce in maniera diretta sulla nostra salute. Un recente studio sull’inquinamento dell’aria condotto da Legambiente ha messo in luce come in moltissime città d’Italia ancora oggi si superano i limiti di legge sulle polveri sottili. Ben 29 città su 95.

Tra gli effetti più certi dell’aria inquinata c’è un aumento delle malattie cardiovascolarie respiratorio e nel tempo, l’esposizione alle polveri sottili, è legata a isctus, infarti, ipertensione, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale, tromboemboliso.

 Insomma, la qualità dell’aria che ogni giorno respiriamo influisce in maniera diretta sulla nostra salute. Un recente studio sull’inquinamento dell’aria condotto da Legambiente ha messo in luce come in moltissime città d’Italia ancora oggi si superano i limiti di legge sulle polveri sottili. 

I dati del nuovo report “Mal’Aria di città. Cambio di passo cercasi” redatto e pubblicato nell’ambito della Clean Cities Campaign sono sconfortanti. L’anno da poco trascorso ha infatti visto ben 29 città su 96 superare i limiti giornali di Pm10. La normativa attuale sull’inquinamento dell’aria prevede sforamenti di PM10 per un massimo di 35 giorni l’anno con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo. 

Secondo i dati raccolti da Legambiente le città peggiori sono state: Torino, Milano, Modena, Asti, Padova e Venezia dove sono stati registrati più del doppio degli sforamenti consentiti. Il report ha esaminato il livello di polveri sottili, i cosiddetti Pm10 e Pm 2,5) ed il livello di biossido di azoto, l’NO2, dei 95 capoluoghi di provincia dello stivale. 

I dati più allarmanti sono stati raccolti dalle centraline di Torino (Grassi) che ha registrato 98 giorni di sforamento, seguita da Milano (Senato) con 84, Asti (Baussano) 79, Modena (Giardini) 75, Padova (Arcella) e Venezia (Tagliamento) con 70.

Nonostante gli sforamenti però nessuna città ha oltrepassato i limiti, estremamente generosi, di Pm10 sulle medie annuali. Essere a norma di legge però non vuol dire non costituire un periocolo per la salute pubblica. Infatti, se ci si dovesse confrontare con le raccomandazioni dell’Oms o con la normativa europea – che in Italia entrerà in vigore soltanto nel 2030 – sarebbero infatti solo 23 su 95 (il 24% del totale) le città che non hanno superato la soglia di 20 µg/mc; 72 città sarebbero dunque fuorilegge.

Le città che devono lavorare di più per ridurre le loro concentrazioni e adeguarsi ai nuovi target per il Pm10 sono: 

  • Torino (riduzione necessaria del 43%)
  • Milano (43%)
  • Cremona (42%) 
  • Andria (41%) 
  • Alessandria (40%) 

Invece, le città che devono lavorare di più per ridurre le loro concentrazioni e adeguarsi ai nuovi target per l’NO2 sono:

  • Monza (60%)
  • Milano (57%)
  • Cremona (57%
  • Padova (57%)
  • Vicenza (57%)
  • Bergamo (55%)
  • Piacenza (55%)
  • Alessandria (55%)
  • Torino (55%)
  • Como (52%)
  • Brescia (50%)
  • Asti (50%)
  • Mantova (50%) 

Prendendo in esame l’NO2 nell’aria le città che devono lavorare di più per ridurre le loro concentrazioni e adeguarsi ai nuovi target sono:

  • Milano (47%)
  • Torino (46%)
  • Palermo (44%)
  • Como (43%)
  • Catania (41%)
  • Roma (39%)
  • Monza (34%)
  • Genova (34%)
  • Trento e Bolzano (34%)

È quindi necessario che la politica agisca con urgenza per salvaguardare la salute dei cittadini, introducendo politiche efficaci ed integrate che incidano sulle diverse fonti di smog, dalla mobilità al riscaldamento degli edifici, dall’industria all’agricoltura.

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