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Covid e influenza, poche vaccinazioni crescono i casi. Rischi per i fragili

Con la complicità dei primi freddi le infezioni respiratorie tornano a rialzare la testa: Covid e influenza stagionale la fanno da padrone e camminano a braccetto presentandosi con lo stesso abito di sintomi (febbre, tosse, raffreddore, mal di gola più raramente dissenteria e problemi gastrointestinali) e così iniziano a mettere a letto, e lontano dal lavoro, centinaia di napoletani.

I dati dell’ultimo bollettino diramato dal ministero della Salute e dall’istituto superiore di Sanità segnano un aumento dell’incidenza e nel nostro Paese si affaccia la variante Pirola (attestata al 3% dei sequenziamenti mentre Eris è ancora saldamente in testa) considerata di interesse dall’Oms per la capacità che ha di “bucare” la protezione immunitaria grazie a oltre 30 mutazioni dei loci genici che specificano la proteina Spike. Ma non c’è nessun allarme, nulla a che vedere con gli scenari degli anni scorsi, solo un aumento del livello di attenzione in quanto la mortalità per Covid, soprattutto negli anziani e nei pazienti fragili, è comunque doppia rispetto a quello dell’influenza mentre le vaccinazioni procedono abbastanza speditamente ma solo per l’influenza mentre sono pochissimi a richiedere quella contro Sars-Cov che andrebbe anch’essa ripetuta annualmente per tenere alta la guardia immunitaria contro un virus non più pandemico ma con cui dovremo convivere a lungo come accade appunto per l’influenza. “Al momento abbiamo una ripresa della diffusione del virus ma con scarse conseguenze in termini di ospedalizzazioni e ricoveri – avverte Giuseppe Fiorentino primario di Pneumologia del Cotugno di Napoli e direttore sanitario aziendale dell’ospedale dei Colli. Questa tendenza potrebbe tuttavia virare verso un maggiore impegno delle nostre corsie con l’abbassamento delle temperature e l’arrivo della prima ondata di freddo mentre il clima mite di questo autunno ha mascherato le conseguenze di questa più intensa circolazione del virus. Ovviamente la compresenza del virus influenzale stagione può complicare il quadro generale”. Attualmente al Cotugno ci sono una decina di pazienti ricoverati tutti in degenza ordinaria e nessun malato è in rianimazione. Tutti invece minati anche da altre patologie degenerative, oncologiche soprattutto, in cui il Covid sempre esprimere ancora un livello notevole di pericolosità.

I MEDICI DI FAMIGLIA
Nelle città intanto fioccano le richieste di visite a studio e a domicilio anche per i medici e pediatri di base. “Si il Covid è in aumento – conferma Pina Tommasielli, medico di famiglia – ma osserviamo la disabitudine a fare il tampone che viene richiesto solo quando la febbre persiste e la tosse tormenta da giorni. Ciò ci costringe a giungere a una diagnosi e quindi a più stringenti terapie e consigli di prevenzione nei cicli familiari anche dopo troppi giorni. Ciò amplifica la diffusione e ci preclude la possibilità di intervenire con gli antivirali che in alcuni pazienti sono necessari”. Una crescita di casi ancora lieve dunque, come testimoniato anche dalla rete influnet che monitora l’incidenza su tutte le province italiano estesa da quest’anno anche agli altri virus a diffusione aerea, ma che tuttavia va tenuta d’occhio in vista dei picchi di incidenza di fine anno. “I casi sono in aumento da inizio novembre – aggiunge Saverio Annunziata del Sumai – ma solo nell’ultima settimana è iniziata la fase epidemica conclamata, sia per l’influenza che per il Covid. La campagna antinfluenzale procede a pieno ritmo, le adesioni della popolazione sono sempre alte, mentre altrettanto non si può dire per la vaccinazione Anticovid verso la quale persistono ancora pregiudizi che ci sforziamo di sfatare nella popolazione. La rete Influnet funziona così come la piattaforma regionale Sinfonia dove registriamo tutte le vaccinazioni (di tutti i tipi) che somministriamo”.

I DATI
Da un punto di vista strettamente epidemiologico continua a salire il numero dei contagi Covid in Italia e sono in aumento anche i morti Covid nel nostro Paese legati soprattutto alla popolazione più fragile per età e patologia.
Secondo il bollettino settimanale diffuso dal ministero della Salute i nuovi casi di positività al virus sono 44.955 nella settimana 16-22 novembre, in salita del 31% rispetto ai 7 giorni precedenti quando erano stati 34.319. I decessi sono 235, in aumento del 22% rispetto alla settimana precedente, quando erano 192. I campanelli di allarme restano, quindi, con le complicazioni annunciate dall’arrivo della stagione fredda. L’incidenza di casi Covid diagnosticati e segnalati in Italia nel periodo 16-22 novembre «è pari a 76 casi per 100.000 abitanti, in aumento rispetto alla settimana precedente», quando era a quota 58 su 100.000. In Italia – secondo i dati di sequenziamento disponibili nella piattaforma nazionale I-Co-Gen – nelle ultime settimane di campionamento consolidate (dati al 20 novembre 2023),sul fronte delle varianti di Sars-CoV-2, si continua ad osservare una predominanza di ceppi virali ricombinanti Omicron riconducibili a XBB. Tra questi, in accordo con quanto osservato in diversi Paesi, la variante d’interesse EG.5, soprannominata Eris, con diversi sotto-lignaggi, si conferma maggioritaria. L’indice di trasmissibilità Rt basato sui casi con ricovero ospedaliero (calcolato al 14 novembre) è «pari a 1,12 (1,08 – 1,17), in aumento rispetto alla settimana precedente quando era a 0,93 (0,89 – 0,98), e si attesta sopra la soglia epidemica. Per quanto riguarda l’incidenza settimanale – dettaglia il monitoraggio – è in aumento in quasi tutte le Regioni/Province autonome rispetto alla settimana precedente. L’incidenza più elevata è stata riportata nella Regione Veneto (176 casi per 100.000 abitanti) e la più bassa in Sicilia (2 casi per 100.000 abitanti). L’occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid nei repArti di area medica degli ospedali italiani resta limitata, pari al 7,7% (4.811 ricoverati), aggiornato al 22 novembre, ma in aumento rispetto alla settimana precedente, quando era al 6,7% (dato 15 novembre. In leggero aumento anche l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva, pari all’1,5% (137 ricoverati) rispetto alla settimana precedente quando era all’1,4% (dato 15 novembre). È quanto emerge dal monitoraggio della Cabina di regia ministero della Salute-Istituto superiore di sanità (Iss), nel quale si sottolinea che i tassi di ospedalizzazione e mortalità aumentano con l’età, presentando i valori più elevati nella fascia d’età 90+ anni, così come il tasso di ricovero in terapia intensiva aumenta con l’età.

I REPARTI
“Ogni giorno ci arrivano richieste di trasferimento da altri nosocomi campani – spiega Ivan Gentile, ordinario di Malattie infettive al policlinico Federico II di Napoli – Oggi non abbiamo potuto accettare alcun nuovo paziente nell’attesa che si liberino posti letto. La situazione è paradossale – aggiunge – da una parte la campagna vaccinale stenta a decollare dovuta alla scarsa percezione del rischio da parte della popolazione, dall’altra molti pazienti, fragili, che sperimentano quadri gravi della patologia con polmonite e necessità di ossigeno risultano scoperti. Il vaccino ha i suoi limiti per la copertura effimera. Nei fragili per età e patologia servono richiami vaccinali periodici ogni 6 mesi o anno. E’ stato molto opportuno agganciare la vaccinazione anti-Covid-19 a quella antinfluenzale, di consolidata fruizione da parte della cittadinanza. Sappiamo così che dobbiamo praticare almeno una vaccinazione annuale. Già questo basterebbe a ridurre il rischio per molte persone rispetto alla forma grave ma la campagna vaccinale sta andando male. Eppure i dati dicono che la mortalità per Covid-19 è doppia rispetto all’influenza tra i pazienti ospedalizzati over-65. Oggi non ha senso contare le dosi come non contano le volte che ci siamo vaccinati per l’influenza. Ha invece senso considerare la vaccinazione anti-COVID-19, così come quella antinfluenzale, come una mossa intelligente per proteggere noi stessi e un po’ anche i nostri cari fragili dalle principali malattie respiratorie acute”.

IL TERRITORIO
A rischiare di più sono i pazienti affetti di Bpco, leucemie o linfomi, grandi anziani, Alzheimer, cardiopatici, trapiantati. Molti di loro sono stati vaccinati più di anno fa e in maggioranza tra quelli ricoverati non ha ricevuto il trattamento con antivirali che avrebbe potuto evitare la ospedalizzazione. Al Cardarelli intanto la situazione è gestita con una certa tranquillità. I casi presenti in ospedale non destano particolare preoccupazione e sono isolati come previsto dalle direttive regionali e ministeriali. Anche per gli ospedali della Asl Napoli 1 si contano una decina di ricoverati a fronte di circa 500 casi diagnosticati. Nell’ultima rilevazione su oltre 300 tamponi sono emersi una ventina di casi di cui 16 asintomatici e gli altri sintomatici. “Riscontriamo ogni 2 o 3 giorni un positivo – dicono i sanitari dell’ospedale San Paolo, l’ultimo caso 3 giorni fa. Qualcuno è ricoverato perché anziano pluripatologico ma in media vengono dimessi dopo 3 o 4 giorni e difficilmente sviluppano la polmonite”. Sulle nuove varianti di Sars-cov-2 la sorveglianza ci dice che Eris è ancora predominate ma c’è un aumento di Pirola che potrebbe dare un nuovo picco nelle prossime settimane, favorito anche dagli assembramenti natalizi. Il vaccino aggiornato, oggi disponibile, protegge bene contro entrambe”.

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