La gestione innovativa dell’iperplasia prostatica benigna

Francesco Franzoso, Direttore Urologia Ospedale Pio XI di Desio, ASST Brianza: “Il trattamento termico con vapore acqueo consente di ottenere ottimi risultati clinici, duraturi nel 95% dei casi, allo stesso tempo non comporta complicanze importanti e non richiede il ricovero notturno dei pazienti. Questa tecnica, quindi, non solo garantisce grande soddisfazione ai pazienti ma è anche una procedura che consente un risparmio economico all’ospedale.”

L’iperplasia prostatica benigna è una patologia piuttosto comune con l’avanzare dell’età, che riguarda il 43% degli uomini over 70 e il 75% degli over 80. I sintomi, che minacciano la qualità di vita di chi ne soffre – come la compromissione sessuale e l’incontinenza urinaria – si associano molto spesso a un quadro clinico non ottimale (diverticoli, calcoli vescicali, infezioni, problemi renali). Esiste una terapia farmacologica per i pazienti con una sintomatologia lieve, quando però la sintomatologia si complica e i pazienti non rispondono più alla terapia farmacologica, è necessario ricorrere alla terapia chirurgica. 

È questo il tema di dibattito della sessione di lavoro “Un nuovo modello efficace ed economicamente sostenibile della patologia cronica, la gestione innovativa nel caso dell’IPB” della Winter School 2023 organizzata da Motore Sanità, a Napoli. 

 “Le nuove tecnologie hanno avuto già dagli Anni ‘80 un impatto estremamente importante nella gestione del paziente urologico” –  ha spiegato Francesco Franzoso, Direttore Urologia Ospedale Pio XI di Desio, ASST Brianza –;  basti pensare alla rivoluzione che c’è stata nel trattamento della calcolosi renale: introducendo nuove tecnologie miniaturizzate oggi è possibile fare il trattamento dei calcoli senza interventi altamente invasivi, così come per la chirurgia oncologica l’introduzione della laparoscopia o della chirurgia robotica. Oggi siamo ad argomentare di una nuova tecnologia di uso sempre più frequente che merita la stessa dignità di quella tradizionale per la gestione della patologia benigna più frequente nell’uomo, l’ipertrofia prostatica: il trattamento termico con vapore “Rezum”. Questa tecnologia consente di ottenere ottimi risultati clinici e duraturi nel 95% dei casi e con grande soddisfazione per i pazienti, senza necessità di ricoveri (D.H) o complicanze importanti. Questi aspetti giocano un ruolo estremamente importante anche in termini di sostenibilità economica per un sistema sanitario che è sempre in difficoltà, soprattutto per sostenere investimenti in nuove tecnologie. Auspico che i decisori della spesa sanitaria ne prendano coscienza e consentano di ritagliare nei loro budget di previsione di spesa uno spazio anche per questa tecnica”. 

Le aziende, insomma, devono trovare una via d’uscita. Per esempio dare delle priorità, destinare una quota di budget per le novità”, ha proposto Antonio Picciché, Direttore Medico Ospedale Papa Giovanni XXIII Bergamo. 

In quest’ottica di innovazione e sostenibilità il Dottor Giovanni Carretta, Direttore Sanitario Azienda Ulss 3 Serenissima, ha sottolineato come una possibile soluzione sia il passaggio da budget lineari a budget circolari, così da tenere in considerazione non solo il costo della singola terapia, ma tutto il percorso del paziente, al fine di garantirgli il miglior livello di cura possibile. Gli alti standard di cura per i pazienti devono però essere raggiunti secondo una logica di sostenibilità economica del sistema sanitario. 

Le decisioni di innovazione devono essere supportate da adeguate valutazioni di tipo economico che riguardino non solo i differenziali di costo delle prestazioni oggetto di analisi, ma anche le ricadute nel breve e medio periodo sulle risorse aziendali”, ha evidenziato infatti la Dottoressa Tiziana Comelli, Responsabile Controllo di Gestione ASST Monza. “Lo studio effettuato sul caso del Rezum fornisce infatti non solo una misurazione comparativa dei costi di prestazioni alternative rispetto ad un problema di salute, ma anche una stima del “risparmio” in termini di ore di sala operatoria e di giornate di degenza, informazione strategica rispetto agli obiettivi di “ripresa” e di miglioramento dei tempi di attesa”. 

L’esperienza del “Rezum” presso l’Ospedale di Desio, presentata per la prima volta durante questa sessione, ha infatti messo in evidenza come sia possibile coniugare l’interesse del paziente – permettendogli di accedere a una tecnologia innovativa con conseguenti maggiori benefici in termini della sua qualità di vita – a un risparmio, sia in termini organizzativi che economici, per l’ospedale.

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