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Medici italiani troppo stressati, sondaggio FADOI mette in luce che oltre metà degli operatori sanitari che lavorano nei reparti di medicina interna sono in burnout mentale

I numeri sono impressionanti e indicano una crescente crisi nel settore sanitario. Un operatore sanitario su due pensa di smettere e lavorare sotto stress in reparto costa quasi 100.000 errori medici all’anno.

Medici e infermieri italiani sovraccarichi sono sull’orlo di un esaurimento nervoso, mentre la pandemia continua a devastare il sistema sanitario del paese. Depressi, stressati e in perenne mancanza di sonno, gli operatori sanitari stanno lottando per far fronte a orari e carichi di lavoro sempre più pesanti. Il mancato riconoscimento, la quasi impossibilità di instaurare un rapporto empatico con i pazienti, e la burocrazia sempre più complessa hanno reso tutto ancora più difficile.

Secondo una recente indagine condotta dalla Federazione degli internisti ospedalieri (Fadoi), il 52% dei medici e il 45% degli infermieri che lavorano nei reparti di medicina interna degli ospedali sono affetti da sindrome da burnout. L’indagine, che si è basata su un campione rappresentativo di oltre duemila operatori sanitari, ha rilevato che il 49,6% del campione si definisce “burnout”.

I numeri sono impressionanti e indicano una crescente crisi nel settore sanitario. Un operatore sanitario su due pensa di smettere e lavorare sotto stress in reparto costa quasi 100.000 errori medici all’anno.

L’incidenza del burnout è più che doppia tra le donne, che devono ancora fare i conti con la difficoltà di coniugare il tempo dedicato al lavoro con quello assorbito dai figli e dalla famiglia. L’età influisce anche sullo stato di stress cronico, con quelli sotto i trent’anni che sperimentano livelli inferiori di burnout al 30,5%.

Nonostante i numeri allarmanti, la stragrande maggioranza di medici e infermieri è ancora gratificata dal proprio lavoro e dal rapporto con i pazienti. Tuttavia, gli alti livelli di burnout tra gli operatori sanitari sono motivo di preoccupazione, in particolare se proiettati sull’intero universo dei professionisti del SSN. Ci sono oltre 56.000 medici e 125.500 infermieri che lavorano nel burnout, il che si traduce in inevitabili errori che potrebbero avere gravi conseguenze per la cura del paziente.

La pandemia ha indubbiamente aggravato le già difficili condizioni di lavoro per gli operatori sanitari in Italia. Oberati di lavoro e stressati, medici e infermieri stanno lottando per far fronte alle esigenze del loro lavoro, portando a un numero crescente di casi di burnout. La situazione è critica ed è necessaria un’azione urgente per affrontare la crisi e sostenere gli operatori sanitari che sono in prima linea nella battaglia contro il COVID-19. 

In conclusione, il sistema sanitario italiano deve dare priorità al benessere dei suoi operatori sanitari, che da oltre tre anni lavorano instancabilmente in prima linea nella pandemia. Sono necessari più sostegno, riconoscimento e risorse per affrontare il problema del burnout e impedire che diventi una crisi diffusa. In definitiva, la salute e il benessere degli operatori sanitari sono essenziali per garantire la fornitura di cure di alta qualità ai pazienti.

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