Nuove strutture per la medicina territoriale ma serve il capitale umano

La missione 6 del PNRR prevede nuove e importanti strutture per la medicina territoriale, ma se le aziende ospedaliere faticano a trovare personale come si riempiranno le nuove strutture?

La missione 6 del PNRR prevede forti investimenti in sanità in tutte le regioni Italiane. In Veneto saranno stanziati poco più di 300 milioni che andranno a finanziare il sistema sanitario regionale. Le forze politiche sono già da tempo al lavoro su questo grande progetto di territorializzazione della sanità, come spiegato da Manuela Lanzarin, Assessore Sanità e Sociale Regione del Veneto «Sicuramente la missione 6 del PNRR e le riforme collegate rappresentano un po il canovaccio su cui si sta lavorando.

La grande sfida da affrontare al momento, su cui forze politiche e di governance della sanità stiamo lavorando, è il rilancio ed il potenziamento della medicina territoriale. I nostri sforzi si stanno concentrando sul completamento del territorio con le case della comunità e gli ospedali della comunità le COT e gli interventi tecnologici.

La tecnologia avrà molto spazio nella sanità del futuro con l’informatizzazione di tutti i sistemi e l’implementazione delle nuove tecnologie si farà un importante passo in avanti». La missione 6 del PNRR prevede nuove e importanti strutture per la medicina territoriale, ma se le aziende ospedaliere faticano a trovare personale come si riempiranno le nuove strutture? «Tutti questi interventi però – prosegue Lanzarin – sono imprescindibili da due pilastri fondamentali: La prima è la garanzia di risorse economiche necessarie alla sostenibilità economica. Questo perché il DM70 comporta una serie di interventi in parte coperti dal PNRR e in parte no, come la parte logistica e gestionale continuativo.

Il secondo pilastro invece è rappresentato dalle risorse umane perché chiaro che tutto quello che noi possiamo fare all’interno della cornice della missione 6 è strettamente legato alle figure professionali – sottolinea l’assessore – figure che oggi sappiamo sia per quanto riguarda la parte medica che per quanto riguarda le professioni sanitarie sono in grossissima difficoltà». L’onere del personale in termini di programmazione e costi non può ricadere soltanto sulle singole regioni.

«Io credo – sottolinea Lanzarin – che gli interventi principali che possono essere fatti su questo tema devono partite dal livello nazionale. Si dovrà sicuramente andare a migliorare la programmazione per quanto riguarda le necessità di professionisti nel futuro ma bisognerà anche lavorare sulla vivibilità della professione sia da un punto di vista di carico burocratico del lavoro sia da un punto di vista di remunerazione. Il comparto medico italiano – conclude l’assessore – è tra i meno retribuiti a livello europeo e questo è sicuramente un fattore che influisce molto.Noi siamo una regione che investe moltissimo nella sanità ma senza il capitale umano non possiamo andare lontano».

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