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Violenza in corsia, parte da Napoli un progetto di prevenzione dell’Ordine delle 18 professioni sanitarie

In pista un progetto di prevenzione degli atti di violenza attraverso la valorizzazione del ruolo degli Assistenti sanitari e degli Educatori sociopedagogici sviluppato In collaborazione con la Fondazione Valetudo

La drammatica escalation del fenomeno delle aggressioni ai danni del personale sanitario, documentati dalle cronache degli ultimi anni e confluiti nella decisione del Ministero degli Interni, di potenziare e ricostituire i drappelli di polizia nei principali pronto soccorso, è stata all’attenzione recente della Prefettura di Napoli nell’ambito del Comitato per la sicurezza e dell’Ordine pubblico a cui è stato invitato, ed ha partecipato, anche Franco Ascolese, presidente dell’Ordine interprovinciale delle 18 professioni sanitarie tecniche – Tsrm Pstrp – di Napoli, Avellino, Benevento e Caserta. In quella sede, da più parti, è stata segnalata l’esigenza di puntare oltre che sulla repressione dei fenomeni di violenza ai danni del personale sanitario anche quella di valorizzare l’educazione al buon uso dei servizi sanitari (in termini di appropriatezza), la formazione del personale impiegato in prima linea per prevenire le tensioni legate anche al particolare stato emotivo degli utenti nei luoghi di emergenza e urgenza.

“Sentita da tutti, dunque – avverte il presidente dell’Ordine Franco Ascolese – l’esigenza di migliorare i livelli di accoglienza nelle prime linee ospedaliere con personale dedicato a questo scopo oltre che, più in generale, raccogliere, monitorare e codificare questi eventi delittuosi nell’ambito del risk management per un’opera di miglioramento continuo della qualità dell’offerta sanitaria orientata alla prevenzione della violenza contro gli operatori sanitari”.

Già in quella sede Ascolese ha accennato ad un progetto in fieri, elaborato del mondo delle 18 professioni sanitarie, per valorizzare a questi scopi, il ruolo e le funzioni dei professionisti Assistenti sanitari ed Educatori sociosanitari per le loro rispettive prerogative professionali che li vedono rispettivamente impiegati i primi nell’ambito del risk management e delle attività degli uffici relazioni con il pubblico e i secondi “committed” per un ruolo, già svolto in alcune esperienze pilota, per coadiuvare il personale sanitario nell’accoglienza del malato nei luoghi di front-office a maggiore rischio di aggressioni.

In questa chiave i principali fattori di rischio della violenza agita in corsia, sono classificabili in nodi organizzativi, caratteristiche dell’operatore (capacità comunicativa, esperienza) e caratteristiche di paziente e familiari (livello socioeconomico, storie pregresse di violenza) e tralasciando la necessità di allestire più puntuali strumenti di monitoraggio del fenomeno, come la legge prevede (molti episodi di violenza, soprattutto verbale e psicologica, ma anche fisica, non vengono denunciati dagli operatori).

Obiettivi generali del progetto

Formare il personale sanitario (anche mediante una indagine conoscitiva) e prevenire gli atti di violenza contro gli operatori sanitari attraverso l’implementazione di misure e prassi che consentano l’analisi (indagine conoscitiva sul tema gli obiettivi del progetto. Previsto anche un questionario conoscitivo, l’eliminazione o riduzione delle condizioni di rischio presenti nei pronto soccorso e l’acquisizione di competenze (preparazione e formazione di base per gli operatori) da parte dei predetti operatori nel valutare e gestire tali eventi quando accadono. E ancora, incoraggiare il personale a segnalare prontamente gli episodi subiti e a suggerire le misure per ridurre il rischio (Sportello). Mettere infine a disposizione di Enti (pubblici/privati) di una figura professionale tale da fronteggiare episodi di violenza sui professionisti sanitari nelle strutture

I professionisti sanitari: team antiviolenza e risk management

Ecco allora che assume valore la valorizzazione del ruolo degli Assistenti sanitari. L’Assistente Sanitario è il professionista Sanitario laureato e abilitato addetto alla prevenzione, alla promozione ed alla educazione per la salute, già impiegato in molte aziende sanitarie nell’ambito del governo clinico, del Risk management e degli Uffici Relazioni con il pubblico attraverso un costante lavoro di approfondimento, monitoraggio e analisi degli eventi violenti anche attraverso interviste diretta al personale aggredito per una corretta formazione e classificazione tesa a prevenire ulteriori casi. L’Assistente sanitario rappresenta una professione nota nella rete dei servizi sanitari e sociosanitari in quanto raccordo tra l’ospedale e il territorio. Ciò secondo il profilo individuato dal D.M. n° 69 del 17 gennaio del 1997. La sua attività è rivolta alla persona, alla famiglia e alla collettività dove individua i bisogni di salute e le priorità di intervento preventivo, educativo e di recupero. Svolge le proprie funzioni con autonomia professionale mediante l’utilizzo di tecniche e strumenti specifici. Agisce utilizzando strumenti di analisi della domanda, gestione dei casi, orientamento, studi di popolazione ricerche epidemiologiche e socio sanitarie. L’Assistente sanitario dunque progetta, programma, attua e valuta interventi di educazione alla salute rivolti alle persone, famiglie, gruppi e comunità in tutte le fasi della vita ed in ogni stato di salute e condizione. Promuove lo stato di benessere sviluppando la consapevolezza e autodeterminazione della persona con tecniche e strumenti specifici quali il counseling individuale, di coppia, familiare e il dispositivo gruppale. Concorre alla formazione e all’aggiornamento per interventi di promozione ed educazione alla salute.

L’Educatore Professionale è invece «l’operatore sociale e sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante, attua specifici progetti educativi e riabilitativi, nell’ambito di un progetto terapeutico elaborato da un’équipe multidisciplinare, volti a uno sviluppo equilibrato della personalità con obiettivi educativo/relazionali in un contesto di partecipazione e recupero alla vita quotidiana, cura il positivo inserimento o reinserimento psicosociale dei soggetti in difficoltà». D.M. 520/98 intervenendo anche nei percorsi di educazione e promozione alla salute. Aree di intervento sono dunque: Disabilità; Disagio psichico; Dipendenze; Anziani; Minori, donne e famiglie; Adulti, donne e comunità, Area della Promozione alla salute.

Fondamentale dunque sarebbe la presenza di tale figura nell’accoglienza del Pronto Soccorso dove si sono già svolti progetti pilota grazie alle competenze specifiche di questo professionista nell’ascolto attivo, empatia, comunicazione dialogica, supporto al familiare accompagnatore fondamentali nell’orientare il familiare ed il paziente, che accedono al Presidio ospedaliero con un bisogno di salute. Trovare un professionista con queste caratteristiche a supporto dei sanitari che si occupano del Triage, diventa dunque fondamentale per prevenire i fenomeni di aggressività sempre più frequenti nei P.O.. Così pure, tale figura si rileva fondamentale nel costruire percorsi di integrazione tra ospedale e territorio, e nell’accompagnare il paziente che, in uscita dal setting ospedaliero, ha bisogno di trovare la sua allocazione nei servizi territoriali di riferimento

Sportello ascolto

Si configura dunque la creazione di uno sportello ascolto fisicamente presente nei Pronto soccorso che offre informazioni sul tema e accoglie le segnalazioni dell’utenza e da parte dei professionisti sanitari, e viene curato dai professionisti sanitari (Educatori e Psicologi ed eventualmente Assistenti sanitari, questi ultimi su base volontaria) sulla base di una selezione per titoli.  Sarebbe un importante strumento di accoglienza e anche informativo, per i dati, anche a livello metodologico a supporto del progetto poiché permetterebbe l’analisi e l’andamento del fenomeno a livello regionale, per la gestione complessiva degli eventi, dalla loro notifica all’analisi delle cause, attraverso la registrazione standardizzata dei dati da parte degli operatori di sportello coinvolti nelle diverse fasi (risk manager, psicologo ecc.). Il tutto nel rispetto della privacy e dei protocolli di protezione dei dati personali.

La figura del Mediatore sanitario antiviolenza

La proposta intende coinvolgere un professionista, Educatore professionale, da collocare presso le strutture che ne facciano richiesta che fungerebbe da anello di congiunzione tra la comunicazione medica e infermieristica e il contatto con i pazienti e i familiari. Tale professionista, dalle profonde conoscenze tecniche e prassi, legate alla pedagogia/ psicologia dei rapporti umani e alla comunicazione efficace, svolgerebbe un ruolo da promotore di interventi e di prevenzione. Si occuperebbe di informare, costantemente, paziente e familiari, sui processi di cura, di riabilitazione, sui tempi di attesa dei risultati di un intervento chirurgico (fonte di angoscia e ansia) o di un trattamento sanitario, informando costantemente coloro che vivono uno stato di malessere legato alla condizione del paziente. I compiti di tale figura? Vanno dall’Informazione e assistenza alla comunicazione, dal Pronto intervento informativo sulle condizioni di salute e malattia dei pazienti a partire dai dati provenienti dai risultati di analisi al supporto nella relazione medico-pazienti-familiari per la protezione della salute mentale dei pazienti/familiari. La figura di supporto determina e programma le azioni preventive maggiormente efficaci da adottare nei casi che i pazienti/familiari manifestino un aumento di ansia, angoscia, paura, rabbia. Nel progetto dunque sarebbero coinvolti Assistenti sanitari, Educatori professionali e Psicologi. Un modello da sperimentare ed esportare in progetti pilota anche in altre regioni italiane.

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